Quadri:i posti di lavoro non sono uguali

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Quadri, che ora difende i posti di lavoro dell’aeroporto, non aveva certo la stessa sensibilità quando cercava allegramente di fare le scarpe ai cinquemila che gravitavano intorno alla RSI. La domanda è: ha senso finanziare lo scalo con vagonate di milioni che vanno in buona parte a coprire debiti?

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L’aeroporto di Lugano promette di diventare l’ennesimo banco su cui si affronteranno le fazioni ticinesi. Come in un’antica ordalia, i campioni di questo o quel partito se le daranno di santa ragione per quella che promette di diventare l’ennesima succulenta polemica.

Da una parte i posti di lavoro, che, secondo uno studio, sono 530 diretti (di cui 77 che lavorano attualmente per la Lugano Airport SA), 280 indiretti e 855 indotti, cifre invero un pochettino gonfiate e poco plausibili, più logico sarebbe parlare di un migliaio di impieghi che per un motivo o per l’altro gravitano intorno alla struttura

D’altro canto abbiamo un finanziamento pubblico, tra Cantone e Comune di più di cinquanta milioni, di cui il solo Cantone coprirebbe il 40%. La questione fa storcere il naso a molti, visto che le premesse future per lo scalo aeroportuale non sono proprio rosee. Anzi, per molti, iniettare soldi in una struttura ormai in cifre rosse da anni e con poche prospettive reali di crescita, vista la concorrenza dei vicini scali milanesi con la presenza di compagnie low cost, è decisamente assurdo.

In tutta questa storia, è commovente l’interesse di Lorenzo Quadri, che si strappa le vesti per difendere l’aeroporto e i fantomatici posti di lavoro. Lo fa attaccando Sinistra e Verdi, che vedono nello scalo un pozzo senza fondo che assorbe milioni pubblici come una spugna.

Ma chi conosce il consigliere nazionale, non può che rimanere perlomeno perplesso e anche un po’ instupidito di fronte a un Quadri che, fino a ieri, aveva cercato di fare le scarpe a 5000 persone (tanti erano i posti di lavoro sempre tra diretti e indotti) che giravano intorno alla RSI nella votazione No Billag.

I posti di lavoro sono sempre importanti, ma bisogna anche essere realisti e decidere se una struttura ormai semi agonizzante sarà in grado di reggere il colpo o se quei milioni finiranno nell’enorme voragine che l’aeroporto sembra creare man mano che passa il tempo. Prossimamente affronteremo in dettaglio la questione, cercando di spiegare, dati alla mano, di cosa stiamo realmente parlando. In tutta questa polemica abbiamo però una certezza: Quadri non si muove mai senza avere un interesse da promuovere, lo aveva dimostrato platealmente proprio durante la votazione No Billag, in cui non solo aveva accreditato al suo seguito nel parlamento elvetico un rappresentante di UPC Cablecom (maggiore concorrente della RSI), ma con grande faccia di bronzo aveva accolto paginate di pubblicità della stessa azienda sul Mattino della Domenica da lui diretto.

Quadri, per perorare la sua tesi, continua a snocciolare cifre che sono state spese in altre realtà come il LAC ad esempio, che però con spettacoli e mostre crea un indotto reale e importante, oltre che dare lustro alla città.

Riassumendo il discorso è semplice: ha senso investire in un’automobilina a benzina quando i concorrenti hanno delle moderne berline ibride?

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