Questa gente non vale il mio sputo

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Insegno in una scuola. Vado orgoglioso del mio lavoro di quest’anno perché la nostra scuola è un luogo di confine, una scuola di lingue e culture differenti che si mescolano, una scuola di contrasti ma anche di commoventi attimi di consonanza. Non lo cambierei per niente e nessuno questo lavoro che, al pari della scrittura, mi dà la sensazione di essere davvero utile, di fare davvero qualcosa di importante, ma anche di creare continuamente la mia giornata. Non ci si annoia di certo, dove insegno io. E in questa scuola c’è un ragazzino che, quest’anno, ha fatto dei passi da gigante, progressi che nessuno si sarebbe aspettato, viste le difficoltà dell’anno prima. Dei progressi che l’hanno portato a guadagnarsi un sette e mezzo in matematica, nell’ultimo compito in classe (e per lui era importante). Ha un nome lungo formato da tre o quattro nomi, ha un volto da film, noi lo chiamiamo come un calciatore famoso. Oggi hanno consegnato i compiti in classe di matematica, tra i quali c’era anche il suo, col sette e mezzo. Ma lui non lo ha potuto vedere. Dalla fine delle vacanze pasquali non è ancora tornato in classe. Domani è primo maggio, magari torna dopodomani o lunedì prossimo. Il fatto è che, mi hanno detto, gli fa male tutto. Gli fa male tutto, e ha paura. La ragione di questa paura l’ho scoperta solo stamattina: lui è il ragazzino che, insieme alla madre, è stato aggredito da quegli animali a Bosa (gente che non vale una goccia del mio sputo, gente di cui, da sardi, dovremmo vergognarci tutti). La madre è “l’ambulante senegalese massacrata a Bosa” di cui si legge su molti giornali. Una donna con cui ho parlato qualche volta: gentile, educata, preoccupata che suo figlio cresca educato e rispettoso. Si è lanciata per difendere il suo bambino, che è stato l’iniziale obiettivo dell’aggressione, questo ha scatenato l’ira del branco, e i colpi più duri li ha presi lei. Provo una grande angoscia al pensare che esistano persone come gli aggressori di Bosa, al pensare di essere circondato da gente tanto in basso nella scala evolutiva, provo un’angoscia tanto grande da non saperla descrivere, quando penso a un dato che in molti articoli non è comparso, eppure dà la misura del tutto. Si tratta dell’età del mio alunno: 13 anni. Questi bastardi, a Bosa, hanno aggredito una donna e suo figlio di tredici anni. Rendetevi conto, di chi sono le persone davvero pericolose, quelle da isolare, magari da spedire via, sì, mandiamoli via questi. Rendetevi conto dei danni che certa politica populista sta facendo, anche nella nostra isola, legittimando i deficienti, fomentando i violenti, dando scuse ai falliti.

Gianni Tetti

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