“Ti stupro”. Quei bravi ragazzi di Casapound

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 Casal Bruciato, periferia di Roma. Una famiglia Rom, italiana, si vede assegnata una casa. I farabutti di Casapound, perché questo sono, come sempre organizzano la protesta e aizzano i residenti. Per la famiglia è il panico.

Bruciato, nome evocativo per una periferia romana di casermoni da dieci piani, le scritte a spray sui muri, le toppe d’asfalto novello in buche antiche come il Colosseo. Ponteggi appiccicati alle case, schiere di auto alternate a cassonetti puzzolenti, qualche rara piazzetta costellata da un verde stitico, l’erba ormai un ricordo, sostituita dallo sterrato.

Una famiglia Rom, italiana, ha diritto come gli altri all’assegnazione di una casa popolare. La loro etnia che si perde nella notte dei tempi non conta, questi Rom sono italiani a tutti gli effetti. Ma gli animi si scaldano e una donna con la figlia piccola viene aggredita verbalmente dalla folla incitata da Casapound: “Troia, puttana schifosa, ti stupro…” e via così. Inutile nascondersi dietro a stelline, puntini o asterischi, qui le parole sono mostruose e vanno denudate come carcasse, vanno scuoiate come agnelli al macello, perché mostrino tutto il loro orrore.

Le parole sono sorelle delle azioni e dietro a queste parole, c’è nascosto l’orribile atto che spesso le accompagna. Con quel che è successo, lascereste uscire da sola vostra figlia anche solo nel piazzale? Andreste sereni a fare la spesa mettendo il naso fuori dall’androne? Col terrore che a una folla inferocita come nell’Alabama degli anni ’50 decida di linciarvi?

Perché quando urli cose del genere sputando con le vene del collo ingrossate e gli occhi strabuzzati sei a un passo dal pugno, dalla sassata, dalla mano artigliata che ghermisce, dal cappio che riporta la quiete, quando il cadavere dondola inerte e tutti tornano a casa svuotati dalle mogli. Esagero? Guardatevi il video. Foste stati voi ve la sareste fatta sotto ed io pure.

La sindaca Raggi è andata a trovare la famiglia, scortata dalle forze dell’ordine, pure lei insultata da quella feccia destroide. Non vedremo di sicuro in quel rione il nostro bel Salvini, che non muove mai un  pelo quando c’è da mettere un cerotto, che non calma mai gli animi, che non lenisce le ferite. Salvini accarezza magnanimo questi sciacalli e poi tocca agli altri cercare di rimediare, di ricucire un tessuto sociale disgregato.

“Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere”.

Ha dichiarato la sindaca Raggi che ha fatto visita alla famiglia. No, non è una società che si può più tollerare. Nonostante il disagio o la povertà, ci sono limiti che le persone dignitose e oneste non superano.

Questo pugno di “cittadini” non si merita l’appellativo che li rende parte della società. Qui gli alieni, i diversi, non sono i Rom, sono loro, i fascisti di Casapound (e non dite che non lo sono) loro stessi stupratori (leggi qui) (e qui), loro stessi veicoli di violenza, degrado e cattiveria. Loro stessi parassiti abusivi, come nella stessa Roma (leggi qui). Un pugno di persone brutte, che grufolano in mezzo alla disperazione e alla stupidità.

Questa non è una società, è l’inizio della fine.  Perché la rabbia, lo scazzo ci stanno, nessuno dice di no, ma quando spintoni un poliziotto gridando troia, puttana, ti stupro a una donna con sua figlia, hai proprio superato il limite e di giustificazioni non ne hai più.  

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