UNIA e i titoli farlocchi di Ticinonews

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Quando pensate all’informazione, state attenti. Perché l’informazione, per quanto si richiami a un’etica giornalistica, è comunque schierata. Poi c’è chi lo ammette, come noi, e chi invece come numerose testate nostrane, lo nasconde.

Parliamo di  Ticinonews, che qualche giorno fa è riuscito a distorcere alcune informazioni semplicemente usando una titolazione ambigua. È il metodo più semplice, visto che una larga fetta di lettori si limita appunto alla lettura del titolo.

Questo fa gioco a chi condivide articoli o informazioni dove il titolo dice una cosa e l’articolo l’opposto. Ma procediamo con ordine. Ecco il titolo di Ticinonews, testata orientata non proprio a sinistra. Come farsi sfuggire l’opportunità di sbugiardare i sindacati e fomentare le frange di primanostristi che così vedono confermati i propri pregiudizi?

“I frontalieri troveranno impiego grazie alle strutture svizzere”

Bello eh? Siamo ai livelli di “Gli immigrati buttano la pasta nei cassonetti” o di altre amenità del genere. Questo articolo però non è una bufala, è più sottile: la bufala è il titolo. Eh sì, perché bisognerebbe vedere di che parla. Riassumiamo in breve: UNIA e CGIL hanno siglato un accordo che tutela i frontalieri, ma in che modo? Leggiamo dall’articolo.

“…l’intesa punta a rafforzare i servizi di tutela individuale, a cercare nuove formule di tutela legale per i nuovi iscritti frontalieri italiani all’organizzazione svizzera legati da doppia affiliazione con la CGIL, in aggiunta a quanto già previsto ed operante con il patronato INCA o gli sportelli CAAF.

“Le due organizzazioni sindacali si impegnano anche a avviare percorsi di formazione e riqualificazione professionale attraverso le strutture di formazione svizzera legate alle stesse…”

Formazione, riqualificazione, tutela legale; da lì a dire che le strutture svizzere trovano posto ai frontalieri ce ne corre, eppure il titolo parla chiaro. MA cosa fanno UNIA e CGIL, fregano i lavoratori svizzeri per dare una mano solo ai frontalieri? Non diciamo fesserie. La stessa UNIA, in un suo comunicato, reagisce con veemenza a queste castronerie precostituite:

“Facciamo chiarezza su questo accordo, riportato da alcuni portali in modo volutamente incompleto e tendenzioso.

“Dividi e comanda” è una tecnica politica vecchia come il cucco ma ancora molto efficace e quindi sempre attualissima: mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, per indebolire i diritti di entrambi. Lasciare una parte di lavoratori con meno diritti e con meno protezioni, significa indebolirli e renderli più vulnerabili, e quindi ancora più alla mercè di quella parte di padronato che sfrutta le realtà oggettivamente diverse vissute dai lavoratori attivi in Ticino per massimizzare il loro profitto.

E il dumping salariale dilaga, e la disoccupazione aumenta!

Il caso denunciato recentemente da UNIA e dalla trasmissione Falò della ditta CGF attiva sul cantiere della galleria del Ceneri dimostra fin dove arrivi oggi lo sfruttamento del lavoro nel nostro cantone. Per difenderci, tutti, da queste situazioni, non possiamo lasciare indietro nessuno, e quindi dobbiamo migliorare la protezione di tutti i lavoratori attivi nel cantone. Se una parte di loro non beneficia degli stessi diritti e delle stesse protezioni, allora tutti sono più deboli, e tutti subiscono le conseguenze di questa situazione. In primis, coloro che necessitano di un maggior reddito per arrivare alla fine del mese, i lavoratori residenti in Ticino.

Come ben spiegato dal Presidente di Unia Ticino e Moesa Mario Bertana nell’articolo che segnaliamo qui sotto, i sindacati devono unire le forze perché “se riusciamo a difendere i lavoratori frontalieri nei loro diritti va da sé che riusciremo a difendere anche i lavoratori residenti”. Fatti concreti, non parole! Perché tutto il resto è pura propaganda antisindacale, come quella che vede i sindacati attivi nella difesa dei lavoratori frontalieri “perché pagano più quote sindacali”, o perché “sono tutti iscritti al sindacato”. Anche qui, le cifre sono pubbliche, sono conosciute, e dicono altro: sui 20’000 lavoratori iscritti al sindacato, circa 2/3 sono residenti, le stesse percentuali che ritroviamo nei settori professionali dove UNIA è presente. E tutti pagano le stesse quote, che sono calcolate in percentuale dei salari percepiti.

Il sindacato non fa discriminazione, perché non giova a nessuno. Anzi, chiediamoci, a chi giova, tutto ciò?”

Certo a chi giova? Alle destre e al padronato, di cui appunto certe testate e portali sono servi non dichiarati ma parzialmente celati. Ricordatevi perciò di leggere sempre gli articoli che vi colpiscono e di non fermarvi al titolo.

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