Vita grama per le fake news

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Grazie alla segnalazione di Aavaz, una piattaforma ONG che si occupa di diritti umani e questioni ambientali, Facebook ha potuto portare avanti un’offensiva che ha smantellato 23 pagine italiane, con oltre 2,4 milioni di follower.

Di che pagine parliamo? Di pagine a scopo di lucro o di estrema destra che trasmettevano notizie palesemente false o inventate, contenuti divisivi o che incitavano all’odio, contro i migranti, sostenitori dei no-vaccini o con contenuti antisemiti e dell’Islam radicale. Insomma, tutto quel pattume cui ormai siamo abituati a sorbirci se frequentiamo i social anche per questioni ideologiche o politiche.

“Ringraziamo Avaaz per aver condiviso le ricerche affinché potessimo indagare. Siamo impegnati nel proteggere l’integrità delle elezioni nell’Ue e in tutto il mondo. Abbiamo rimosso una serie di account falsi e duplicati che violavano le nostre policy in tema di autenticità, così come diverse pagine per violazione delle policy sulla modifica del nome. Abbiamo inoltre preso provvedimenti contro alcune pagine che hanno ripetutamente diffuso disinformazione. Adotteremo ulteriori misure nel caso dovessimo riscontrare altre violazioni”.

Ha dichiarato un portavoce di Facebook, che parla appunto anche di pagine che cambiano nome. Si tratta di un trucco abbastanza subdolo, sono pagine che partono con una denominazione, facciamo l’esempio reale di una delle pagine più seguite: “Lega Salvini premier Santa Teresa di Riva”, con più di 16’000 follower. Questa pagina nasce, so che sembra assurdo, come pagina di un’associazione di allevatori di Messina. Nel corso del tempo e cambiando una parola alla volta per non farsi beccare da Facebook, che ha direttive chiare in questi casi, ha mutato il nome. Ha al contempo mantenuto gli “amici” acquisiti nel Messinese tra gli allevatori nonostante abbia cambiato i contenuti, non più orientati sull’allevamento ma su politica e fake news. Una metamorfosi dove il bruco non si trasforma in farfalla, ma in una bestiaccia velenosa.

Si possono ricostituire le pagine? Certo, ma ci vuole molto tempo per recuperare quel numero di follower, cosa resa ancora più difficile dal giro di vite degli amministratori dei social stessi e dalle segnalazioni degli utenti. Insomma, turlupinare gli utenti dei social è da oggi molto più difficile. A fare scuola sono state soprattutto le elezioni statunitensi e quelle inglesi per la Brexit, dove l’ingerenza di pagine e siti di fake news, non sono solo sospetti ma certezze. Anzi, sembra che l’esito della votazione sulla Brexit, sia proprio il frutto velenoso di queste pagine, che hanno influito in maniera decisiva a quella che è stata definita una delle votazioni più tragiche della Gran Bretagna.

Comunque non possiamo che felicitarci coi social media, che hanno finalmente deciso, sotto pressione anche dei governi e della società civile, di mettere un limite al mostro che loro stessi avevano creato.

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