Armida e Marco, la fine della poesia?

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Venerdì sera a POESTATE ci mancava solo il lancio degli stracci tra il sindaco di Lugano e chi dirige (ma non solo) la rassegna letteraria cittadina nata per promuovere i poeti e la poesia. “C’è uno spreco di risorse, si può creare una dimensione molto più forte nella Svizzera italiana. C’è un malumore e un brutto modo di lavorare. C’è tanta offerta culturale ma anche tanti cloni, tanti copia-incolla”, ha buttato là Armida Demarta che, invece di moderare un dibattito sul ruolo della cultura in Ticino, è entrata a gamba tesa sull’argomento. A suo dire POESTATE riceverebbe solo le briciole. Tra il pubblico, però, l’immancabile sindaco prezzemolino, Marco Borradori, le ha risposto a tono rimandando le accuse al mittente. Lagnanze francamente irricevibili.

“POESTATE è il primo e più importante evento letterario del Cantone Ticino fondato a Lugano nel 1997”. A dircelo è nientemeno che il pieghevole del programma 2019. Un attestato di valore che forse sarebbe dovuto arrivare da qualcun altro. Perché così è un po’ come se, a scuola, fossero gli stessi allievi a darsi le note o a stilare il giudizio di fine semestre. Si legge anche altro. Si legge, per esempio, che a capo di tutto c’è un’ex animatrice della RSI, una delle voci di Rete Uno che ormai si veste solo di nero inforcando sempre un bel paio d’occhiali da sole dello stesso colore, anche all’una di notte. Sempre lei. L’Armida.

“Armida Demarta fondatrice e ideatrice del progetto culturale POESTATE direttrice artistica e organizzatrice generale, detentrice della proprietà intellettuale di POESTATE”. Cioè “mica cazzi”, come probabilmente esclamerebbe un romano di passaggio per Piazza Riforma, di fronte al poetare, nel sentir svolazzar per l’aere i versi, i dolci suoni provenienti dal Patio del Municipio di Lugano. Sì, perché POESTATE ha quale spazio privilegiato, in cui dar voce all’arte di Dante e di Emily Dickinson, il salotto buono della città messogli a disposizione proprio dalla città.

Ma facciamo un passettino indietro. Quando, nel 1997, Armida si lanciava provando a realizzare il suo progetto di “festival indipendente e multipolare (o bipolare?) con attività interdisciplinari”, Borradori era da poco arrivato in Consiglio di Stato, primo leghista a entrare nelle stanze del potere. E, a manifestare il proprio entusiasmo per la Lega, tanto da essere eletta tra le file del partito di Via Monte Boglia proprio nel Consiglio comunale di Lugano c’era una certa Armida Demarta. La stessa che ora fa le pulci al Borra. Ma quanto è bello vedere due leghisti che si azzuffano? In un confronto senza esclusione di colpi? Tipo lotta nel fango? Su di un ring dove sono permessi anche i colpi sotto la cintola?

Bello si fa per dire. Qui, di fondo, c’è solo tanta tristezza. L’amarezza del vedere cadere il sipario e scoprire cosa c’è davvero dietro. Perché, se la politica surriscalda gli animi, la cultura l’incendia proprio. Nel corso degli anni POESTATE, come rassegna letteraria, è andata sempre più scadendo sia nella forma che nei contenuti, rasentando talvolta il ridicolo per le proposte che una madre matrigna posseduta da manie di grandeur ha deciso di propinare al suo pubblico. Primo e più importante evento letterario del Cantone Ticino una ceppa. E gli Eventi letterari del Monte Verità? Chiassoletteraria? Babel? In confronto POESTATE (sì, rigorosamente tutto maiuscolo) assomiglia sempre più alla sagra dello gnocco fritto coi versi scritti dall’Armando sul tovagliolo dopo il quinto merlot che, per carità, ha tutta la sua dignità di esistere. Ma forse l’Armando difficilmente vincerà il Nobel. Ecco. Quest’anno a Chiassoletteraria un Nobel c’era. A POESTATE? Francamente non pervenuto.

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