Carofiglio, storie e riflessioni

Indagare vuol dire leggere nell’anima. Nel nuovo romanzo di Carofiglio storie e riflessioni che … fanno pensare.

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Un incontro fortuito presso uno studio di fisioterapia. Un ragazzo ed un (quasi) vecchio: il primo, Giulio, si sta affacciando alla vita. È in conflitto con i genitori per l’indirizzo da dare ai suoi studi, è intelligente e curioso. Il secondo, Pietro Fenoglio, è un brigadiere quasi in pensione ed ha tutto un passato.

Un po’ per celia e un po’ per far passare il tempo i due iniziano a parlare. Di più: ad ascoltarsi. Magicamente nasce un’alchimia difficile da spiegare, fatto è che il primo non smette di chiedere e domandare e per il secondo è festa grande. All’improvviso avverte quasi una smania nel raccontare e raccontarsi, è un fiume in piena. Non lo fa per un malinteso senso di narcisismo o per un’autocelebrazione retrospettiva, al contrario sembra proprio che per lui la narrazione finale sia la classica ciliegina sulla torta. Il preciso quanto delicato momento del «capire».

E così quando racconta delle sue indagini, dei suoi successi e dei suoi fallimenti, è molto parco nella descrizione di dettagli, a lui interessa portare la riflessione oltre. Vuole scovare il significato profondo del proprio agire, il senso della propria esistenza. Dunque arriva e si sofferma sugli insegnamenti che ha potuto trarre dalle sue esperienze e/o dai suoi «casi».

Che cosa è l’ investigazione ? «È la costruzione di una storia, e per scrivere buone storie le parole sono importanti». E che rapporto ha con l’ osservazione ? «… non è il rapido colpo d’occhio ma in realtà è il contrario: indagare è osservare lentamente e … osservare è mettere in discussione le proprie convinzioni, non essere vincolati alla prima ipotesi». Ma poi, ancora, il ruolo dell’errore ? «L’impasto delle buone indagini è fatto di errori, improvvisazioni e, appunto, di fortuna».

Un bel po’ di Simenon e tanta letteratura «in giallo», con una qualche citazione esplicata senza alterigia (e come fare il contrario con il Mostro Sacro Conan Doyle? O Alexandre Dumas?) Ma il dato che ha decretato il successo de «La versione di Fenoglio» è la scrittura dell’autore barese: fluida, alimentata da un vocabolario ricco, con spunti colti esplicati con leggerezza. Pagine che scorrono senza alcuna apparente fatica. Pagine che però, una volta terminata la lettura, lasciano tracce interessanti al lettore.

Chi è che sa indagare meglio? I migliori sono quelli che sanno fallire rapidamente, con eleganza e senza conseguenze. Sono quelli che sanno usare l’errore e il dubbio come strumenti di lavoro.

Con un finale in gloria davvero notevole, l’omaggio al Bertolucci dell’«Ultimo tango»: il mai dimenticato «cambieremo il caso in destino». È questo il segreto del premiato libro di Gianrico Carofiglio, intelligenza e sensibilità riunite da una notevole capacità espressiva.

«La versione di Fenoglio», 2019, di Gianrico Carofiglio, ed, Einaudi Stile libero, 2019, pag 167. Euro 16,50.

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