C’è solo un capitano

Non è Totti, non è Salvini. Il nostro capitano è Carola Rackete, la donna razzo, quella che non si piega, quella che guida la Sea Watch 3 a violare l’embargo salviniano. Una che a 23 anni, mentre Salvini giocava coi giovani padani, guidava i rompighiaccio nell’Artico.

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Carola Rackete sta diventando un simbolo. Una dura tedesca, un lupo di mare. Carola non è vecchia, tutt’altro, eppure dietro di sé ha un curriculum di tutto rispetto: già a 23 anni era capitano di un rompighiaccio nell’Artico, oggi rischia il carcere come capitano della Sea Watch per aver forzato il blocco ad entrare nelle acque territoriali italiane imposto da Salvini. Un vero capitano che sfida un capitano da operetta, pur sapendo che si schianterà con la sua nave contro l’inumana burocrazia e il razzismo del ministro degli interni.

“Le autorità italiane sono salite a bordo impedendoci di attraccare. Hanno controllato la nave ed i passaporti dell’equipaggio e ora attendono istruzioni dai loro superiori. Io spero veramente che facciano scendere presto i migranti soccorsi”

Ha dichiarato Carola a Repubblica. Il gradasso in camicia verde, evidentemente infuriato e iracondo per la violazione dei suoi ordini ha ribadito:

“Da cittadino italiano mi chiedo se qualcuno sarà arrestato, perchè è come se si fosse forzato un posto di blocco”

Noi da esseri umani, ci chiediamo come si possano fare delle guerre ideologiche su un manipolo di poveracci, sulle poche decine di disperati che riescono ad arrivare in Italia, precursori di un’invasione millantata che non esiste.

L’orrenda inumanità di Salvini, stigmatizzata addirittura dai militari della guardia costiera che hanno il terribile ordine di riportare i migranti salvati nei lager libici, lascia affranti, il mostruoso e crudele egoismo di tanti altri, anche.

Carola ci insegna una cosa di cui noi abbiamo disperatamente bisogno, che ci sono dei principii con i quali non si può scendere a patti, anche rischiando tutto, lo dobbiamo a quelli che mettono a repentaglio la vita attraversando il mare.

Quel mare di vacanze, di cristallo, di stelle marine e orate, di granchi e luci turchesi. Quel mare che una come Carola, un cazzo di capitano, ama immensamente. Carola, che su Twitter ha scritto:

“Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”.

Semplice e pulito. Lei, conscia di essere una privilegiata che è nata nella Bassa Sassonia e ha potuto frequentare tre università ha deciso di giocare tutto quello che ha. Perché Carola rischia anni di prigione per reati pateticamente ridicoli:  2 anni per rifiuto di obbedienza a nave da guerra, fino a 10 anni per violenza (!!!?) o resistenza a nave da guerra, dai 5 ai 15 anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Siamo sicuri che la farsa del pagliaccio Salvini si svolgerà fino alla fine, ma noi Carola non l’abbandoniamo, perché è il nostro capitano, l’unico che seguiamo e che mai seguiremo. L’unica detentrice di un valore fondamentale per le persone perbene: l’umanità.

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