Cern: Microsoft, no grazie

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C’ha davvero poco da sorridere il buon Bill. Metti anche che buona parte del patrimonio racimolato grazie a Microsoft finirà in beneficienza, ma questo non toglie nulla al fatto che i prodotti della sua azienda e il sistema operativo Windows in particolare costano davvero un occhio della testa. A dirlo già da un po’ non sono solo le aziende, ma anche le scuole e altre istituzioni pubbliche. Al Cern di Ginevra hanno però trovato una soluzione. Un’alternativa per la verità praticabile già da anni.

Il Centro di ricerche europeo, che ospita l’acceleratore di particelle LHC e ha dato i natali al World Wide Web, rinuncia a Microsoft e passa all’open source, passa cioè a un software aperto e gratuito con il quale, d’ora in poi, funzioneranno tutte le sue apparecchiature informatiche. Alla radice di questa scelta a dir poco clamorosa c’è la decisione presa dell’azienda di Bill Gates di revocare al Cern lo status d’istituzione accademica che gli consentiva di avere un forte sconto sui costi delle licenze. Il nuovo contratto con l’azienda di Redmond avrebbe previsto un somma da pagare per ogni utente, cosa questa che avrebbe fatto lievitare di dieci volte i costi per l’uso di Windows.

Anticipando le nubi minacciose all’orizzonte e il temporale in arrivo, già dallo scorso anno, a Ginevra si è iniziato a lavorare allo sviluppo di un’alternativa. Un programma denominato MAlt (Microsoft Alternatives) con il quale l’istituto europeo potrà dire “arrivederci e grazie” ai costi di licenza di Microsoft a vantaggio di soluzioni che potrebbero essere rivoluzionarie tanto quanto lo è stata l’introduzione e lo sviluppo su basi gratuite di internet.

“Il nostro obiettivo è quello di riprendere il controllo usando un software aperto. Il progetto è ambizioso ma è anche un’occasione unica per dimostrare che è possibile realizzare i servizi più importanti senza un accordo in esclusiva con un venditore”, ha spiegato in un post il Cern che per quasi vent’anni si è servita del software di Microsoft.

Per ragioni pratiche, il cambiamento non sarà immediato. Bisognerà assicurare che tutti i dati possano essere gestiti senza intoppi anche sulla nuova piattaforma, garantendo al tempo stesso la continuità di funzionamento dei software e dei servizi già operativi, ma la strada è stata segnata e altri di sicuro seguiranno come nel caso del governo sudcoreano che, di recente, ha deciso pure lui di abbandonare Windows per passare a Linux.

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