Chernobyl e i selfie ignoranti

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Nell’era di Instagram e del selfie facile, in ogni posa e situazione, a volte si supera decisamente il limite della decenza, ammesso che ci sia mai stato. E non parlo del dilagare di foto di utenti di ogni genere in abiti discinti (quando ci sono, gli abiti), ché il moralismo castigatore non mi appartiene, ma di quello che sta accadendo  di recente sui luoghi della tragedia di Chernobyl.

Si, perché succede che dopo il successo della miniserie firmata HBO sul disastro del 1986, le visite di turisti sui luoghi del disastro sono aumentate del 30-40% rispetto all’anno precedente. E non si tratta, spesso, di turisti consapevoli del valore storico dei posti che si vanno a visitare, ma di orde di influencer e sfaccendati del web che, in spregio alla tragedia delle cui conseguenze sono testimoni, si ritraggono abbracciati davanti al reattore esploso, o fingono di andare sugli autoscontri nel lugubre luna park della città fantasma di Pripyat o girano sorridenti con indosso fonte maschere antigas e tute antiradiazioni tarocche. E ci sono anche gli influencer che non perdono l’occasione per uno scatto sexy di fronte a un murales di Lenin scrostato o nei cortili di edifici abbandonati.

Una mancanza di rispetto tale da indurre il creatore della serie, Craig Mazin, a rimproverare pubblicamente i fan in un tweet:

Ho visto le foto in giro: se visitate Chernobyl, per favore ricordate che lì è avvenuta una tragedia terribile. Comportatevi in modo rispettoso per chi ha sofferto e per le vittime».

E non è neanche la prima volta che succede, né l’unico luogo: dai selfie ad Auschwitz alle allegre passeggiate nel Memoriale dell’Olocausto di Berlino fino ai turisti che invadono Dubrovnik, meravigliosa e antica città croata, solo per una foto sulla scalinata di una celebre scena de Il Trono di Spade ignari del resto che hanno intorno, la smania da condivisione selvaggia sui social supera qualsiasi tipo di consapevolezza del significato dei luoghi in cui ci si trova. Come se quel termine “selfie” denotasse tutta la propria assonanza con “selfish”, egoista: è l’ostentazione dell’ego, del sé in primo piano che usa anche la morte e il dolore come sfondo. Il tutto per un pugno di like o di follower: una tragedia nella tragedia, un segno del declino della razza umana, a voler essere apocalittici. Di sicuro, uno spettacolo disgustoso.

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