Clara Usón: dove nessuno ci ha portato mai.

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Quando la realtà diventa narrativa di grande livello: con Clara Usón si va dove nessuno ci ha portato mai.

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Una giovane ragazza, 18 anni appena, muore cadendo dal balcone. Fatale incidente, è la prima versione. Poi si fa largo un inquietante timore: che si tratti di suicidio ? Lei, seppur giovanissima, ha una discreta popolarità: è stata protagonista di parecchi film diciamo «scollacciati». Non pornografici ma libertini agli occhi degli Anni Settanta (anche in Italia ce ne sono stati parecchi, basti pensare alle pellicole interpretate da Edwige Fenech), più «forti» ancora agli occhi spagnoli, comunque «educati» dal regime franchista (che condannava ma concedeva la visione di queste pellicole a mo’ di svago popolare…). Il propagarsi della notizia della morte di questa piccola star induce ad altre inquietanti ipotesi: che sia un omicidio di Stato ? Infatti la ragazza aveva intrattenuto un rapporto con il giovane re Juan Carlos, si vocifera che addirittura ne era rimasta incinta. Per cui lo scenario si colora di parecchie tinte. Questi i dati di fatto, o se preferite la «storia vera».

Clara Usón, voce emergente della letteratura spagnola (e diciamo letteratura, non narrativa), nasce tre anni dopo Sandra Mozarvovski, vale a dire la protagonista della storia su appena raccontata. La scrittrice, leggendo semplicemente i giornali del tempo, resta ammaliata da questa vicenda. Di più: la assume in prima persona. E allora va a vedersi tutti i filmetti trash recitati dalla Mozarovski, si legge tutte le sue interviste, cerca anche nuove testimonianze. A lei però non interessa percorrere i sentieri della polizia … lei vive di lettere. Da vera intellettuale riesce a trasformare le proprie letture in vita. Per cui nella storia vera dell’attricetta defunta ecco arrivare, per magia che solo la letteratura sa e può, compagni di viaggi dal nome davvero enorme: Virginia Woolf, Cesare Pavese, Albert Camus. Non casualmente autori legati al pesantissimo tema del suicido. Non bastasse questo vi sono altre incredibili quanto significative apparizioni: Bertrand Russell (il grandissimo filosofo pacifista premiato con il Nobel per la letteratura), il suo collega Ludwig Wittgenstein (che qui ripete il mantra per cui «su ciò di cui non si può parlare bisogna tacere») e Anton Cechov (per il quale la chiave per capire fino in fondo è il sentimento). Come si può arguire il romanzo della Uson, il grande romanzo «L’assassino timido», qui esprime la sua anima profonda, mischiando realtà (la storia della suicida), interpretazione (quella della scrittrice) e letteratura filosofica (i personaggi incontrati)

A questo punto la Usón inserisce la oramai sua gemella in dinamiche che, dal punto di vista del lettore, vanno a formare un testo composto da pagine una più intensa dell’altra. Il tutto raccontando di un contesto ambientale, sociale e politico, che fa da valore aggiunto inestimabile all’intera narrazione: la Spagna dell’oramai claudicante Caudillo che non solo non condanna questo soft porno ma addirittura lo favorisce, come presunto «segno di libertà» per il popolino.

Quello che però maggiormente colpisce è lo stile di Clara Usón, la sua bravura scrittoria. Usa la parola poetica per poi eliminare tutti i fronzoli e andare diretta al bersaglio, la mette in tragedia e con naturalezza suprema vira sulla commedia, anche perché l’esergo ed il titolo non sono messi lì a caso ma hanno una loro precisa funzione narrativa. Il Virgilio della narrazione è Cesare Pavese e «L’assassino timido» è l’espressione con cui lo scrittore torinese definì chi commette suicidio, cui lui stesso andò incontro, un atto di masochismo e non di sadismo, un atto di sottomissione piuttosto che di ribellione. Basta andare a rileggere le pagine decisive del diario dello scrittore italiano: «Più il dolore è determinato e preciso, più l’istinto della vita si dibatte, e cade l’idea del suicidio. Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l’hanno fatto. Ci vuole umiltà, non orgoglio. Tutto questo fa schifo. Non una parola. Un gesto. Non scriverò più.» Ed è proprio questa, a parere di chi scrive, la chiave di interpretazione de «L’assassino timido, grande romanzo firmato da una scrittrice di cui sentiremo parecchio parlare: Clara Usón.

«L’assassino timido», 2018, di Clara Usón, ed. Sellerio, 2019, tr. Silvia Sichel, pag 186, Euro 15,00.

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