Con Antonio Manzini sui cantieri dei libri

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Con Antonio Manzini si va sui cantieri dei libri: una risata davvero amara.

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«Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso» (Pennac), «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita; la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro» (Eco). Tutti gli appassionati lettori conosceranno queste massime e sapranno benissimo cosa significhi «leggere». Non sono cose da dire. Il libro però non è soltanto lo strumento che permette di pensare, vivere. Il libro è anche un prodotto inserito in un preciso circolo commerciale: ha una sua vita (ideazione, nascita, sviluppo, crescita e … morte). Ha pure un discreto numero di effetti collaterali: presentazione, pubblicità, vendita. In poche parole c’è tanto altro dietro la copertina che ci ammicca dagli scaffali delle librerie.

Di questo ci racconta Antonio Manzini, giallista fra i più conosciuti (e bravi!) della vicina penisola. Lo fa a suo modo: usando una penna intelligente, intingendo il pennino nell’ironia e, soprattutto, mai mancando di onestà intellettuale. Stiamo scrivendo di «Ogni riferimento è puramente casuale», appena stampato da Sellerio. Sette racconti che vogliono rivelare il cantiere dell’editoria, vale a dire cosa sta dietro ad ogni pubblicazione.

A cominciare dalle presentazioni al pubblico da parte degli scrittori. Per loro un’occasione speciale e se ne leggono delle belle: dalle sale desolatamente vuote ai presentatori che non solo non hanno letto il libro ma nemmeno ne hanno una minima idea. Poi l’emozione dello scrittore, ai suoi inizi, ed alla sua recita «in automatico» negli incontri con il pubblico successivi. Fin da questo primo capitolo «Lost in presentation» si ride di gusto e si ride… per non piangere. Situazioni paradossali si alternano a momenti di triste realtà, occasioni di solitudine subito seguite da esaltazioni malriposte. In pratica lo stesso cliché che poi si ripresenta, in un altro capitolo, al momento del firma-copie.

Il capitolo più esilarante riguarda la gestione del «Grande Ospite Straniero, l’astro nascente della narrativa mondiale in odore di Nobel» che arriva dal Perù per l’imminente Salone del Libro di Torino. Qui Manzini offre il meglio di sé (ed è tanta roba!) con un Grande Capo ed alle sue continue metafore da Terzo Reich («Voglio invadere le Feltrinelli, le Giunti, Mondadori, Carrefour e Bricofer», «L’operazione Barbarossa è appena iniziata», «I russi sono alle porte e fra poco sventoleranno la badniera sul Reichstag. Berlino non c’è più. Siamo io e te in un bunker e non ci resta che ingoiare una capsula di cianuro.» L’avventura in Italia dello scrittore in grado di portare gli utili netti della casa editrice ai livelli di una casa automobilistica è davvero uno spasso perché rivela infinite bassezze praticate, si presume, da tante (tutte?) «fabbriche librarie».

Un bel libro, utile e divertente. Antonio Manzini non è solo un eccellente giallista, non è solo il padre di Rocco Schiavone, è anche un grande autore, capace di giocare in trasferta (di genere) senza alterare la sua enorme qualità. Da leggere.

«Ogni riferimento è puramente casuale», 2019, di Antonio Manzini, ed Sellerio, 2019, pag 271. Euro 13,00.

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