Diversity Swiss Army: il diverso che disarma

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La formidabile armata di mamma Helvetia è troppo avanti. Adesso, dopo gli omosessuali, ha concesso anche ai trans il privilegio di potersi arruolare nella “Diversity Swiss Army”. Che culo, dai, a pensarci bene è anche meglio di un 6 al Lotto. Già solo il nome è un invito ai buoni sentimenti, una porta spalancata a condivisione e solidarietà. Diversità.

Quindi come non farsi venire la pazza voglia di arruolarti nell’armata della diversità? Una scuola di vita che ti darà la possibilità di assaporare quel sano cameratismo che cementa le giovani reclute dell’Esercito svizzero e le rende un tutt’uno granitico. E poco importa se loro sono gli “altri” e tu il “diverso”. Non è il caso di formalizzarsi.

Anche perché se ci fermiamo alla divisa, voi trans dovevate per forza farvi riconoscere con quei vestiti sgargianti, quelle parrucche cotonate e quel trucco così pesante? Vi pareva proprio il caso? Cosa pensavate, che i nostri colonnelli avrebbero ingoiato il rospo e che voi avreste potuto cavarvela così? Che poi detta fuori dai denti, ma siamo sicuri che i “diversi” vogliono fare il militare? O forse sono le forze armate che non avendo più abbastanza adepti, ora prendono quel che passa il convento? Convento per modo di dire. Mah.

Questa costola dell’armata comprenderà anche gli omosessuali? Tutti quelli un po’ diversi o solo quelli davvero molto diversi? Ma poi diversi da chi? Diversi come? Diversi da cosa? E chi decide il parametro di riferimento per dire che sono diversi e quindi non uguali? Non uguali a chi? A noi che siamo i non diversi? Un gran casino insomma. C’è però un motto che in questo caso cade a fagiuolo. Quale? Visto da vicino, in fondo, nessuno è normale.

D’altronde il nostro esercito è abbastanza abituato ai pasticci e non sarà il modo di gestire gay e trans che gl’impedirà di tenere alta la bandiera rossocrociata. Perciò tornando a noi e di fronte a tutto questo vociare a vanvera vediamo di sottolineare bene la diversità, quella diversità che a qualcuno fa venire il mal di pancia, quella diversità che infastidisce non poco. Insomma quella diversità che fa paura, un po’ come il migrante extracomunitario o la disabilità in genere. Diversity, in inglese.

Solo che al disabile la diversità è toccata in sorte, tu, trans, te la sei andata a cercare! E poi l’hai mostrata e ostentata, fino a distoglierci dal nostro torpore, irritando non poco certa gente. Fortuna che adesso le alte sfere della nostra invincibile armata con grande magnanimità, abbiano creato questa possibilità anche per te che sei diverso, almeno tu nell’universo. La possibilità di poter fare le cose che fanno le persone normali, nonostante tu ti ostini ad avere comportamenti strani e a fare cose al limite dell’incomprensibile.

A questo punto però una domanda sgorga dal cuore spontanea: si tratterà di una divisione che verrà mandata in avanscoperta come carne da macello o vi ritroveremo a regolare il traffico agli incroci e a smanettare con i guanti bianchi? Non so, essendo diversi… E noi, come cantava Vecchioni, siamo uomini così così, facciamo cose così così, abbiamo nonne, abbiamo mamme così così, abbiamo tutti le stesse facce così così, sogniamo poco, sogniamo sogni così così, viaggiamo poco, vediamo posti così così, ed ogni sera ci ritroviamo così così …E poi gli strani sono gli altri!

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