Grazie per il ballo, signor G

La magia della musica può tutto e oggi ribadisco che il mio è il lavoro più bello del mondo Ho ballato un tango, una mazurca, un cha-cha e tanto altro e ho la pelle d’oca dall’emozione ancora adesso mentre ci penso.

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Il mio lavoro mi piace. Lo trovo molto particolare perché aiuto le persone che non sono più totalmente autonome a svolgere i semplici compiti quotidiani che tutti noi facciamo in automatico dalla mattina quando ci svegliamo ( ci alziamo, andiamo in bagno, ci laviamo, ci vestiamo ecc) alla sera quando torniamo a letto. Le persone di cui mi occupo si affidano alle mie cure in tutto e si dà il caso che abbiano una certa età, il più giovane in effetti è del 1954 e ha una demenza precoce di livello grave.

Comunque sono persone anziane molto più grandi di me e io, per l’educazione con cui sono cresciuta, porto loro una forma di rispetto imprescindibile. Vicino a loro, io mi pongo, in un’ipotetica gerarchica scala dei ruoli, più in basso. Ma nonostante il fatto che al termine di ogni atto di cura io li ringrazi del tempo che mi hanno concesso, mi rendo conto che in realtà, su quella ipotetica scala dei ruoli del quotidiano, sono io a ricoprire una posizione predominante. Loro hanno bisogno di me e dei miei colleghi per passare la giornata e il mio lavoro consiste nel prestargli l’aiuto di cui necessitano; questo comporta un tipo di rapporto verticale che mi fa sentire a disagio.

Mi ricordo quando era mia madre a dover ricorrere a qualcuno per potersi recare in bagno, ricordo la sensazione di subordinazione che provava quando chiamava l’assistente di cura perché l’accompagnasse e mi ricordo di una ragazza in particolare, avrà avuto vent’anni, che si rivolgeva a lei con condiscendenza quando le “concedeva” il suo prezioso aiuto . Ora, mia madre, a settant’anni suonati era un capo famiglia, una manager affermata e la direttrice di un importante studio di fisioterapia. Mamma, quando suonava il campanello della sua stanza al Policlinico Gemelli perché doveva andare al gabinetto e non poteva farlo da sola perché attaccata alla piantana della flebo, provava soggezione verso il personale sanitario. Ecco, io questa cosa non l’ho mai sopportata dal punto di vista del paziente e non la reggo adesso che sono nella parte del curante.

Questo è il motivo del moto di rispetto e abnegazione che ho verso le persone di cui mi occupo e il motivo per cui al termine del mio lavoro le ringrazio vivamente del tempo passato insieme. Non c’è niente di peggio quando si è nel momento del bisogno di doversi sentire pure in debito o di doversi scusare con la persona che è pagata per aiutarti. Non mi piace, mi fa tristezza, lo combatto ma non posso cambiare le cose. Nella scaletta della casa per anziani io sto in piedi su un gradino e loro sono seduti su una sedia spesso dotata di rotelle.

Tutto questo è vero per tutti i giorni della settimana tranne al giovedì. Perché al giovedì nel posto in cui lavoro si balla: gli ospiti scendono nel salone dove c’è una grande festa con la musica dal vivo e dove tutti possono ballare con tutti. Noi del personale abbiamo il compito di intrattenere i ballerini a passo di musica. Questa mattina sono andata a svegliare un signore di cui mi occupo che è stato un gran ballerino e gli ho detto :

“oggi la voglio tutto bello e sbarbato, vestito bene perché più tardi spero che mi inviterà a ballare.”

Alle 15.00 sono scesa nel salone, lui si è alzato dalla sedia e mi ha fatto ballare per tutto il tempo. E come poi! Uno dei pochi uomini che conosca che riescano a condurmi mentre si balla, ce ne sono solo altri due che riescono a farlo, entrambi residenti della casa. Allora il giovedì pomeriggio nel salone della casa anziani succede un fatto bello: i ruoli si invertono e gli ospiti conducono noi operatrici, che con grande emozione ci lasciamo sorprendere e portare in balli ritmati di altri tempi, in cui le antiche competenze riemergono come se niente fosse e una persona di 80 anni che non riesce a lavarsi e vestirsi più da solo si trasforma in un ballerino professionista.

La magia della musica può tutto e oggi ribadisco che il mio è il lavoro più bello del mondo Ho ballato un tango, una mazurca, un cha-cha e tanto altro e ho la pelle d’oca dall’emozione ancora adesso mentre ci penso. Grazie Signor G. per essere stato il mio cavaliere del giovedì danzante

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