Il bollettino della violenza sulle donne

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Quando il tre non è più un numero perfetto. In Svizzera ogni tre settimane una donna muore per le violenze fisiche subite. Nella vicina penisola, una donna viene uccisa ogni tre giorni. Una donna su tre subisce un atto di violenza nel corso della propria esistenza o conosce da vicino altre forme non meno gravi di abuso. Ogni tre minuti in qualche parte del mondo, una bambina o una ragazza muore a causa delle violenze. Ma queste sono solo una parte delle cifre di un bollettino di guerra giornaliero.

Infatti, ogni giorno nel mondo, 137 donne vengono uccise da un conoscente o da un membro della propria famiglia. Quindici milioni di ragazze tra 15 e 19 anni vengono costrette ad avere rapporti sessuali non consensuali. Nel mondo sessantatré milioni di ragazze hanno subito mutilazioni genitali e nella maggior parte degli stupri questo è opera del partner. Infine, a dispetto della propaganda e delle bugie raccontate da uno come Salvini, quando in Italia una donna viene uccisa, nell’80% dei casi è per mano di un cittadino italiano. Proprio così, prima i nostri davvero.

Ecco perché vorrei scrivere di donne in un giorno che non sia quello dello sciopero del 14 giugno scorso e men che meno l’8 marzo, festa della donna, e neanche per la giornata internazionale contro la violenza domestica. Vorrei parlarne in un giorno qualunque, afoso come tanti, dove come tutti gli altri giorni, 137 donne muoiono di violenza, come ieri, domani e ogni altro giorno in cui viene commesso un femminicidio. Vorrei parlarne perché abbiamo il dovere di farlo, ma soprattutto perché non se ne parla mai abbastanza, di violenza in generale e di femminicidio in particolare.

Ma vediamo un po’ più da vicino questo neologismo tanto utilizzato, drammaticamente presente con regolarità nella cronaca quotidiana. Facciamoci aiutare da Wikipedia. Femminicidio: neologismo che identifica i casi di omicidio doloso in cui una donna viene uccisa per motivi basati sul genere, e qualsiasi forma di violenza esercitata in maniera sistematica sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale allo scopo di perpetuare la subordinazione di genere e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico della donna in quanto tale, fino alla schiavitù e alla morte.

Ma passiamo a una spiegazione più alla mano, coadiuvata da alcuni esempi pratici. La violenza sulle donne è una causa di morte e menomazione tanto forte quanto lo è il cancro e genera più danni alla salute degli incidenti stradali e della malaria messi insieme. Una piaga sociale che continua a rappresentare un ostacolo nel percorso verso la parità, lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani di donne di tutte le età e di tutti i ceti. Nessuna esclusa. E ricordiamoci sempre, ricordiamocelo bene, che una su tre non ce l’ha fatta.

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