Il crocifisso in una mano, la fiaccola nell’altra

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C’è un’immagine scattata un paio di anni fa a Raqqa, in Siria, durante lo spietato dominio dell’ISIS. 
Nella foto si vede un uomo seduto davanti a un tavolo, circondato dalla folla.

Con lui ci sono altri tre uomini: sono tre miliziani dell’ISIS con indosso il loro classico passamontagna. Uno di loro tiene l’uomo ben fermo sulla sedia. L’altro gli tiene il braccio destro steso sul tavolo. Il terzo miliziano impugna la mannaia con cui trancia di netto la mano del condannato.

E’ così che quei barbari dell’ISIS, nel nome della loro interpretazione della legge islamica della Sharia, puniscono i ladri, quelli che rubano. Perché così imparano a rubare, invece di starsene a casa loro a lavorare.

Ma come si fa? Tagliare la mano a un uomo per un furto.
Bestie. Fanatici. Fondamentalisti religiosi. Incivili. Che tagliano le mani per un furto. Fanatici che seguono leader che sfruttano la religione, libri religiosi, simboli religiosi per condurre la loro politica. Che parlano di paradiso, di misericordia, e poi esultano per il taglio delle mani ai ladri.

No, loro non sono come noi, non sono civili come noi.

Certo, l’ISIS ai ladri si limita a tagliare la mano. Non toglie loro la vita. Non per il furto almeno. Noi invece, che siamo più civili, per i ladri invochiamo la pena di morte. No, non per gli assassini, gli stupratori, i pedofili, gli stragisti, i rapinatori. O almeno non solo. Né per i grandi evasori, i corrotti, corruttori, ricchi, politici e potenti che a ogni reato rubano quanto un ladro di monetine non ruberebbe in cento vite. Ma per i ladri di tabaccheria.

E se qualcuno lo fa, se qualcuno il ladro lo ammazza sparandogli da lontano e alle spalle prima che arrivi la polizia, un ladro che non stava entrando in casa, che non stava minacciando nessuno, che non stava rapinando ma rubando, noi, più civili, applaudiamo.

Sì ok, noi ci accaniamo sul cadavere del ladro ucciso. Facciamo fiaccolate. Scriviamo i peggiori abomini. Infieriamo inventandoci che è entrato in casa quando invece è entrato in una tabaccheria vuota. Ripetendo ossessivamente “e se fosse entrato in casa tua?”, come se lui fosse entrato in casa di qualcuno.

Sì ok, anche da noi il leader più idolatrato e seguito è uno che fa i comizi con i simboli religiosi in mano. Uno che bacia l’uomo crocifisso che disse “ama il prossimo tuo” e poi ride quando la folla sotto i suoi occhi picchia un ragazzo che portava una sciarpa con scritto “ama il prossimo tuo”.

Uno che baciando quell’uomo sulla croce, che morì e fu torturato per insegnarci il perdono, si affretta a dire che lui sta con l’uomo che ha ucciso un ragazzo che aveva commesso l’errore di rubare.

Uno che baciando quell’uomo sulla croce, che esortava ad accogliere gli ultimi, si vanta di rispedire nei campi di tortura libici i prigionieri in fuga.

Ok sì, insomma, tutto questo. Va bene. Però noi siamo quelli civili. Siamo la culla del diritto. Siamo cristiani. Con il crocifisso in una mano e la fiaccola nell’altra

Emilio Mola

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