Infiltrato tra Dugin e i sovranisti

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Ieri in serata, come avevamo scritto, si è tenuta una conferenza, con ospite Aleksandr Dugin (leggi qui), ideologo di Vladimir Putin. Le teorie dei presenti seguono il solco di quelle di Steve Bannon, a sua volta ideologo di Donald Trump. Il tentativo di dividere l’Europa fomentando sovranismi e nazionalismi è plateale. Mai Stati Uniti e Russia sono state così vicini per perseguire un obiettivo unico: fare fuori l’Europa e pasteggiare poi sulle divisioni create avvantaggiandosene. Abbiamo mandato perciò un inviato a curiosare alla conferenza, ecco la sua cronaca

Sono stato a una conferenza dove dei sovranisti discutono del loro nuovo ordine mondiale: ecco cosa ho visto e sentito.

La prima cosa che si nota avvicinandosi all’Hotel Pestalozzi, sede della conferenza sul multipolarismo organizzata dall’organizzazione “Fratria”, è il dispiegamento di forze. Alcune volanti di polizia sono parcheggiate tutto intorno, con gli occupanti bene in guardia. Entrando nell’hotel, diventa altrettanto ovvio il dispiegamento di forze private. Due impiegati della Prosegur sono in piedi davanti a un tavolino, dove mi viene chiesto di identificarmi, mentre diversi altri si aggirano intorno all’edificio.

Entrando nella stanza designata all’evento in sé, vengo salutato da una bandiera americana confederata bene in vista sul giubbotto di un partecipante. I presenti, in attesa dell’inizio della conferenza, chiacchierano di quanto le loro visioni politiche siano considerate “scomode” dai crudeli regimi socialisti d’Europa.

È nientemeno che Roger Etter (ex esponente UDC e vice presidente di Fratria), a introdurre il tutto. Ci parla della sua neonata associazione “Fratria”, termine di origine greca che indica un concetto di Stato in cui diverse identità convivono mantenendo piena indipendenza – un preludio ai loro obiettivi, che sono suddivisi tra cultura, politica, economia, arte, salute e persino esoterismo.

Ebbene sì, esoterismo. Etter era tristemente famoso per la sua passione per la storia del Terzo Reich e per il Sole Nero, la società esoterica delle SS degli anni ’30-’40. Il simbolo di Fratria è un albero cosmico rovesciato, il cui motto, “Officium natura docet”, significa “la natura ci insegna come svolgere la nostra professione”.

Si comincia con un filmato di Michael O’Sullivan, CIO di Credit Suisse, che viene riprodotto innanzi a noi. O’Sullivan parla di globalismo, ma l’audio è basso e non si sente nulla – nonostante le proteste di alcuni tra i partecipanti più lontani dallo schermo non si pone rimedio alla cosa. Infatti la reazione degli organizzatori è coerente con la loro ideologia: sei in una brutta posizione? Spiacenti, ma sono affari tuoi. Vorrei parlarvi dei contenuti di quel filmato ma, appunto, il darwinismo sociale della conferenza me lo ha impedito.

Una costante c’è, i relatori si mascherano tutti dietro una mal celata apoliticità. Il discorso è colmo di dati e grafici ma la solfa, alla base, è che l’era della globalizzazione sta finendo e che le crisi di oggi sono dovute al processo di assestamento di questa presunta agonia. Viene quindi introdotto il concetto di multipolarismo, secondo cui è possibile costruire economie solide basandosi su più poli: in altre parole, “secondo noi si può fare bene anche se ognuno va per i cavoli propri”. Le due cose vengono combinate, e le crisi di cui sopra diventano quindi una preziosa occasione di cambiamento.

Il discorso cade poi inevitabilmente sull’Unione Europea, e lo schema dei relatori e organizzatori si fa più chiaro: l’UE viene incolpata di tutto, dal debito pubblico alla crescita economica più lenta se paragonata a Paesi in rapido sviluppo come Turchia e Corea del Sud. La parte seguente della conferenza è incentrata sulla domanda “come cambiare l’Unione Europea?” Naturalmente, e in modo sicuramente casuale, la posizione dei sovranisti europei viene presentata come l’unica strada percorribile.

È a questo punto che la cosa si fa inquietante. Ci viene raccontato che i nazionalismi e le identità nazionali possono convivere tra loro, mentre veniamo intimoriti da una serie di dati che spiegano come l’Europa sia sempre meno rilevante nel panorama economico mondiale.

Usando come esempio il periodo della guerra fredda, viene suggerito che l’unico modo per ottenere pace e sviluppo sia uno stato di equilibrio di potere a livello mondiale, che permetta appunto all’economia di svilupparsi in più poli. Però sempre convivendo amorevolmente, eh…

Termini da video complottista come “Nuovo ordine mondiale” iniziano a volare per la stanza. Dugin, il teorico di Putin dall’aura rasputiniana, racconta ai presenti come la Russia sia convinta di tutto questo, e voglia sostenere i sovranismi europei per il nostro bene – in fondo, come ci hanno appena raccontato i sovranisti stessi, da soli si è più forti. Insomma, la Russia, che da circa 300 anni è la principale antagonista dell’ordine in Europa, ha come obiettivo un’Europa forte e solida. Obiettivo da ottenere frammentandola, separandola e smantellando tutto quello che gli europei hanno faticosamente costruito dopo la seconda guerra mondiale.

Non mi trattengo per il dibattito finale e mi defilo. Il tanto atteso Dugin parla per poco tempo e con un italiano claudicante, rendendo ovvio come la sua presenza fosse solo utile a fare da ambasciatore a una Russia amica e che ha a cuore il futuro dell’Europa.

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