James Ellroy, capire meglio e di più l’America

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Due vecchie storie che DEVONO essere rivisitate. Per capire meglio e di più l’America. Grazie a James Ellroy, un grandissimo.

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Tra i dodici lettori di questa rubrica c’è forse qualcuno che non ha mai letto nulla di James Ellory ? Se ci fosse, sappia che lo invidio molto. Perché incontrarlo e scoprirlo è aprire un mondo. Lui non è solo il celebrato scrittore da milioni di copie con «Dalia nera», «American Tabloid», «L.A. Confidential» e tanti altri titoli ancora: lui è uno scrittore che dà pugni in pancia al lettore facendogli male ma, nello stesso tempo, facendogli acquisire nuova consapevolezza. Pensare e capire.

Come questi due striminziti racconti, riuniti in «Cronaca nera», appena pubblicati da Einaudi Stile Libero. Due vecchie inchieste su due casi di cronaca che lo scrittore è andato a rivisitare e analizzare. Di più, è andato a ristudiarle con minuzia, incontrando i protagonisti di allora e leggendosi i verbali, raccogliendo testimonianze. Con un linguaggio più unico che raro: Ellroy non fa parlare i suoi sbirri con il «poliziottese» (quelli che da noi usano ancora sostantivi come «carreggiata») e nemmeno li dota di idioletto particolare (come Camilleri con Catarella), neppure li fa parlare da persone «normali» (Loiacono di De Giovanni). Ellroy i poliziotti li fa parlare come i banditi, o se si preferisce come i «cattivi» avversari. Parolacce a non finire, frasi senza verbo, definizioni assolutamente scorrette: «Quartiere di Brownsville, Brooklin. All’epoca un focolaio di gangster ebreo, ora un ghetto negro. Straccivendoli con carretti a mano allora, teppisti con serramanico ora. Sede dl distretto 7-3. Attrezzato per i guai allora, attrezzato per i tumulti ora». Ecco, questo è James Ellroy, e questi sono i poliziotti da lui presentati: portatori di un gergo triviale e razzista, omofobo e misogino e … pronti a tutto.

Ma veniamo alle due storie di «Cronaca nera». La prima riguarda l’assassinio di due giovani ragazze «in carriera». Carine, di ottima famiglia, sono appena arrivate a New York in cerca di lavoro. Siamo nei giorni della famosa marcia per i diritti civili, con lo storico discorso di Martin Luther King («Heave a Dream»). Le due, trovate legate fisicamente l’una all’altra, si presentano in modalità anomala: una è completamente nuda ed è stata violentata, l’altra niente. Il fatto curioso è che tutto l’interesse, i servizi giornalistici e … quelli ufficiali della polizia, è sulla prima ragazza. Mentre della seconda frega niente a nessuno. E questo contaminerà tutta l’inchiesta, rendendola di fatto nulla. Tredici anni dopo, e siamo alla seconda storia, viene trovato morto Mineo, un attore che ha trovato il suo attimo di successo facendo la spalla a Marlon Brando in «Gioventù bruciata». La sua è una storia di lenta, irrefrenabile discesa. A soli 37 anni è tornato sui giornali solo come … morto. Per questo caso Ellroy si piazza praticamente nell’ufficio dello sceriffo per rileggere e ricostruire tutto in quanto l’omicidio di Mineo non può essere messo via come un banale caso di deriva omosessuale. E invece, alla fine della chirurgica indagine postuma, la realtà è ancora peggiore: si è trattato di una futile rapina per pochi soldi, appena fuori casa dello stesso Mineo. Probabilmente ad opera di un suo conoscente.

Ellroy si identifica di nuovo con gli investigatori, fa propria la loro urgenza, mette a fuoco non solo le pressioni dall’alto ma anche la morbosa relazione emotiva che intrattengono con le vittime e che li spinge a cercare una impossibile riparazione. Indaga, ma non sugli omicidi: sulle radici emotive e psicologiche di un chiaroscuro errore giudiziario. All’incrocio tra racconto e giornalismo, questi due testi riassumono alla perfezione le fonti dell’intera narrativa di James Ellroy. Ed è un’oretta, quella trascorsa con lui, dura e salutare.

«Cronaca nera», 2017 e 2018, di James Ellroy, ed. Einaudi Stile Libero, 2019, tr. Alfredo Colitto, pag 104, Euro 12,00.

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