Laika sta per morire

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Un appello doveroso, che non sminuisce problemi più grandi ma li evoca, per una cagnetta ormai condannata a morte. Perché quel cane rappresenta tutti noi e i rapporti belli che ci sono tra esseri viventi.

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Lo so, ci sono cose più importanti di cui parlare. Un barcone che affonda, una bomba in una moschea, una strage in Nuova Zelanda. Eppure faremmo un errore a ignorare quei piccoli dolori per cui dovremmo portare altrettanto rispetto.

Questa in fondo è una storia futile, di un cagnetto qualsiasi, un cucciolo di pastore dell’Est europeo, venuto dall’Ucraina e acquistato con un po’ di faciloneria da un nostro compaesano, un ticinese. La cronaca ci trasmette le sue iniziali: L.B. Chiamiamolo Luca, così è più facile scriverne. Della cagnetta invece il nome lo conosciamo: Laika, un bel nome adatto alle pianure ucraine. I Laika siberiani sono cani simili ai lupi, dal muso fulvo e fiero e la piccola ci piace immaginarla così.

Luca ama i cani, ne ha già 5 addirittura. Laika si somma a questa grande tribù canina, ha cinque mesi ed è nell’età dove tutti i cani sono belli, un po’ stupidoni e giocherelloni. A Luca devono piacere davvero i cani per averne così tanti, perché richiedono amore, passione e grande pazienza, soprattutto quando te le fanno in corridoio da cuccioli o ti sgranocchiano le pantofole preferite. Richiedono dedizione e cura quando li devi portare dal veterinario. E il veterinario dovrebbe essere quello che li cura, i cani.

Laika però ha un problema, non si sa se sia stata vaccinata contro la rabbia. E il veterinario cantonale, anche se sana, ne ha stabilito la soppressione che avverrà, se non succede nulla, lunedì prossimo. Leggiamo dal Corriere del Ticino:

“ (…) I test in realtà dicono unicamente che il cane «ha un’immunizzazione non protettiva» nei confronti della malattia. Potrebbe dunque essere stato vaccinato (un documento ucraino attesterebbe che una vaccinazione c’è effettivamente stata), ma non correttamente. Proprio per questo L.B. ha proposto al veterinario cantonale di sottoporre Laika a un periodo di quarantena e a una nuova vaccinazione. Ma la risposta è stata negativa. Mettere il cane in isolamento, secondo il veterinario, sarebbe “un aggravio eccessivo per l’animale”…”

E qui qualcosa ci sfugge e rende poco umana questa storia. Non riusciamo proprio a capire.

Laika forse è vaccinata, forse no. Per saperlo con certezza basterebbe metterla in quarantena, ma il veterinario ha stabilito che la quarantena è “un aggravio” per il cane e opta per la morte.

Ma la morte non è un aggravio ben peggiore della quarantena?

Per il veterinario prevale la questione che il cane possa mettere in pericolo degli esseri umani o altri animali. E fin qui è chiaro il senso, ma perché non si può attendere quaranta giorni per decidere che la morte è l’unica alternativa percorribile?

Pur comprendendo le questioni di ordine pubblico, assistiamo qui a una regola che disumanizza il rapporto uomo-animale, relegandolo a una mera questione di praticità, dimenticando volutamente il rapporto che si crea tra Laika e Luca ma soprattutto ignorando l’ansia emotiva che un fatto del genere crea nell’opinione pubblica.

Perché ora, grazie ai media per Laika c’è un urgenza che trascende la logica ed entra nella sfera emotiva di molti, dove la soppressione di un cane sano e innocente evoca fantasmi più grandi e dolorosi.

Il cane è oltretutto fiducioso e inconsapevole e questo lo rende vittima sacrificale per antonomasia accentuando il suo ruolo di leva emotiva.

Siamo certi che il veterinario cantonale sappia fare il suo lavoro, ma ci rifiutiamo di credere che non esistano soluzioni a un problema in realtà abbastanza semplice.

Non sappiamo quanto peso abbiamo noi e la stampa, ma un appello al veterinatrio cantonale, che di sicuro ama gli animali, ce la sentiamo di farlo.

Provi a trovare un’altra soluzione, anche faticosa o complicata ma la trovi, il proprietario di Laika di sicuro accetterà qualsiasi compromesso pur di salvarla. Lo faccia anche per noi, per l’umanità che ama gli animali e gli uomini, e che vede nella morte di una cagnolina la morte di tanti altri esseri, animali e umani, vede l’inutilità delle azioni e la prepotenza delle decisioni dell’uomo.

Perché l’esecuzione di Laika è la sopppressione di quanto di bello e pulito ci sia nella vita degli uomini, lo faccia per tutti gli esseri, dalle moschee pakistane ai gommoni del Mediterraneo. Uccidere Laika è tradire la nostra bellezza emotiva, è ignorare le scintille interspecie che ci rendono speciali e che ci permettono di commuoverci per un bambino in un centro rifugiati come per un cane abbandonato. E non si offendano coloro che non amano questi paragoni, la vita è bella e sacra in qualunque sua manifestazione.

Lo faccia per piacere, signor veterinario.

Salvi Laika.

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