Lega e Sud, ombre mafiose. E Salvini tace

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C’è una parola, accostata al nome della Lega in Sicilia negli ultimi giorni, che evoca inquietanti fantasmi e ombre: mafia. Una rete di collegamenti che, nello scenario tracciato dagli inquirenti, collegherebbe uomini del partito di Salvini nientepopodimeno che al boss latitante Matteo Messina Denaro.

In breve e dal principio: Armando Siri, leghista rampante, sottosegretario ai Trasporti, viene accusato di corruzione, in particolare di aver accettato dei soldi per inserire nel documento di programmazione economica e finanziaria degli emendamenti in merito all’energia eolica in Sicilia, che andavano sostanzialmente a favorire l’imprenditore Vito Nicastri. E fino a qui sarebbe una storia di ordinario malaffare, se non fosse che Nicastri è considerato dai magistrati di Palermo un uomo del suddetto boss Matteo Messina Denaro.

Il tramite di questi intrallazzi sarebbe stato Francesco Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia e, attenzione, ex consulente della Lega per, indovinate un po’? L’energia eolica. Sia Arata sia Nicastri insieme ai rispettivi figli sono stati arrestati alcuni giorni fa, con le accuse di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni: Nicastri, fra l’altro, si trova già in carcere per un giro di mazzette gestito anche dagli arresti domiciliari.

E cosa fa in tutto questo Salvini? Fa il garantista parlando di innocenza fino a prova contraria (la stessa che evidentemente non viene applicata agli stranieri protagonisti dei suoi tweet sbavanti), di aver incontrato solo una volta ad un congresso di partito e negandone il ruolo di consulente. Insomma Arata, ennesimo reclutato nella “nuova” Lega nazionale, quella che i terroni li vuole bene, verrebbe scaricato dal Capitano. Ma forse Arata tanto sconosciuto per Salvini non è: si dà il caso che l’altro figlio di Arata, Federico, sia stata la persona che ha fatto incontrare Salvini e Steve Bannon, il guru dell’ultradestra sedicente sovranista ed ex stratega di Trump. Arata padre, a sua volta, è considerato molto vicino al cardinale americano conservatore Burke, fiero avversario di Papa Francesco e più volte incontrato, indovinate da chi? Ma da Matteo Salvini, ovviamente.

Il quale, a rendere ulteriormente inquietante il quadro, ha “costretto” il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra a convocarlo in via ufficiale, dato che, probabilmente, dar seguito ai precedenti inviti e rispondere a domande scomode su questi intrecci fra Lega, estrema destra e Cosa Nostra è più complicato di un selfie con i fan su e giù per l’Italia.

Al di là del caso concreto, appare chiaro quello che è il reale volto della Lega in Sicilia e al sud in generale: il potere, l’ennesimo carro del vincitore su cui saltare. Perché solo un ingenuo potrebbe pensare che gente che ha cambiato partiti come mutande, fra cui alcuni sindaci un momento dopo l’elezione in liste civiche (leggi qui), persone che hanno provato più partiti che campioni di shampoo, si scoprano improvvisamente sovranisti, anziché pensare che la Lega è la nuova via del Potere.

E, forse, il nuovo interlocutore di certi poteri oscuri alieni a considerazioni e pregiudizi ideologici ma ansioso soltanto di fare affari con il più forte, con chi tiene le redini del potere. Accadde con la Democrazia Cristiana,e ci lasciò le penne Salvo Lima e Andreotti prese un po’di paura; accadde con Forza Italia, e Dell’Utri ne sa qualcosa; sta accadendo, forse, con la Lega “nazionale”. E Salvini, prima o poi, qualcosa dovrà spiegarla.

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