Ma non avevamo cominciato con le minigonne?

Di

Mia nonna che si faceva lo spacco alla gonna per mostrare lo stacco di coscia che aveva, il costume da bagno lo abbiamo voluto sempre più piccolo per un’abbronzatura il più integrale possibile, le gonne le abbiamo accorciate per sembrare più alte, i pantaloncini li abbiamo pensati inguinali formato mutanda in modo che sia ben visibile il colore del tanga e per valorizzare il lato b sudatissimo a suon di palestra e digiuno.

Dal fuseaux ascellare con l’elastico sotto ai piedi, siamo passate ai leggings trasparentini che ti sollevano le chiappe e siamo tutte gnocchissime. La Moda è una continua evoluzione di SCOPERTE, proprio in senso pratico, e la femminilità viene espressa in maniera del tutto personale.

Parliamo di abbigliamento sportivo, io capisco il desiderio di avere una parità di genere ma da che mondo è mondo la moda si divide in: abbigliamento femminile, abbigliamento maschile. Io non mi offendo mica a immaginare Jury Chechi che volteggia sugli anelli con un costumino sgambatissimo, il problema è più il suo, che per non perdersi le pudenda per strada o ci fa un giro di scotch o ci delizia delle sue doti in toto. Chissà Tesa e 3M come se si scannerebbero per escogitare una striscia adesiva funzionale sportiva che non strappa? Non sono una che si scandalizza ma con i tempi che corrono è sempre meglio essere prudenti ed evitare di lanciare ideone che potrebbero scatenare lotte di parità di genere.

Però veramente sarà che sono bionda e non capisco, non me ne vogliano le more e le rosse anche loro liberissime di non intendersi, perché dovremmo coprirci di più noi nello sport e non spogliamo questi adoni muscolosi? Ma veramente non volete vedere la sinuosità del muscolazzo macho? Facciamole bene queste interpellanze, che finiamo sempre per rimetterci noi donne.

Sotto il costumino le mutande sono fastidiose, per una volta che possiamo non indossarle in tutta libertà dobbiamo rinunciarci?

Il 14 giugno dobbiamo scioperare, avete letto il volantino? Cito: “Pratica anche tu lo sciopero del diritto produttivo e riproduttivo: non andare al lavoro, sciopera dai tuoi lavori domestici, sciopera dai tuoi impegni di cura famigliari.”. Vorrei sapere cosa si intende per “sciopero riproduttivo”, non tanto perché la malizia è donna ma perché, a questo punto, releghiamo il desiderio ad unica opzione maschile quando è giusto rivendicarlo anche per la donna. Mettiamo che una ha l’ovulazione proprio il 14 giugno e vuole sorprendere il compagno con un agguato degno di nota e non può consumare? Deve rinunciare alla possibilità di comunicargli che il biglietto per il Messico è sul tavolo e che sta diventando padre? Fare l’amore è considerato solo un impegno di cura famigliare? È una decisione maschile?

Scioperiamo affinché anche gli uomini riconoscano di avere il ciclo, scioperiamo per rivendicare il fatto che la cefalea è una scusa validissima per evitare un sacco di impegni e non solo quello riproduttivo, che se la facessero loro la minestrina serale. Gli impegni di cura famigliare devono essere divisi e condivisi, scioperiamo affinché entrambe le suocere abbiano egual spazio, che francamente poi noi donne lo sappiamo che è sempre la mamma di lui quella acida ma è pur sempre donna.

Insomma il 14 giugno portiamo il viola in città e cambiamo pure questo cliché del rosa sulle donne. Si sa che il rosa era attribuito ai maschietti e ce lo hanno affibbiato come ripiego, era il rosso tenue che simboleggiava l’amore, noi cosa siamo una seconda scelta?

Meditiamo donne, meditiamo!!

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