Marco Belcastro e il gusto per il canto

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È una poesia rara e cristallina quella che si ritrova nelle nove canzoni di “Siamo passati di lì”, l’ultimo sorprendente e inaspettato album di Marco Belcastro (www.marcobelcastro.it) . Per quel che riguarda la musica cantautorale, Radio Popolare lo ha addirittura inserito tra i dieci dischi più belli del 2018. Ma, al di là delle classifiche che spesso lasciano il tempo che trovano, quel che davvero impressiona mettendosi all’ascolto di questo cd è la ricchezza di sapori e profumi, di omaggi, rimandi e di citazioni musicali che si respirano e si gustano passando da una traccia all’altra.

È un amalgama di testi e note capace di emozionare. È una finestra spalancata sull’animo umano e sui suoi abissi. Un viaggio nella malinconia, nella tristezza di ricordi felici, con la serenità di chi non teme la bufera. “Siamo passati di lì” è un album che s’inserisce perfettamente nel solco della migliore tradizione cantautorale italiana. Quella dei Fabrizio De André e degli Ivano Fossati, giusto per intenderci. Ma lo fa in punta di piedi. Con grande umiltà e rispetto. Con uno sguardo personalissimo eppure universale. Una svolta che segna una tappa importante nella carriera del cantautore comasco che da anni, ormai, abita in Capriasca. In Ticino.

“Rappresenta un passaggio molto importante proprio per il fatto che mi sono messo in gioco completamente – confessa Marco Belcastro – Mentre negli altri album ho utilizzato versi di altri autori questa volta ho superato il ‘pudore’ di dedicarmi anche alla scrittura dei testi delle canzoni, cosa che mi ha fatto sentire più completo come autore e che ha liberato ulteriormente la mia creatività”.

Prodotto da Marco Belcastro e Franco Parravicini, “Siamo passati di lì” raccoglie canzoni nate sia da esperienze personali dell’autore, sia ispirate da avvenimenti o situazioni di cronaca. C’è pure un omaggio a Leonard Cohen, con una preziosa cover di “Hey, that’s no way to say goodbye”. “Fiori alla finestra” è dedicata alle genti di Lampedusa, “Raccontami ancora” al dialogo tra padre e figlio in un paese in guerra, “Siamo passati di lì” ai migranti di ogni latitudine e di ogni tempo. Altre ancora sono state ispirate dalla lettura di alcuni libri come nel caso di “Il segreto del figlio” di Massimo Recalcati da cui è nata “Figlio”, la canzone che apre l’album, o “Il libro del buio” di Tahar Ben Jelloun dalla quale prende spunto “In questo buio”, in cui Marco immagina come ci si possa sentire nella condizione di carcerato.

“Accade però che le vie si incrociano e le vite si confondono e allora può nascere una nuova possibilità, un giorno nuovo. Il canto lo racconta, il suono ci culla e ci porta verso luoghi ed esperienze che riconosciamo familiari. Anche noi siamo passati di lì.” Lo si legge fra le note che accompagnano l’album. Ed è esattamente questo il punto. Ascoltando una dopo l’altra le canzoni di Marco Belcastro, pur non avendole mai sentite prima, avrete la netta sensazione di essere già passati di lì, lungo un tragitto in terre lontane e mai attraversate prima eppure, dopotutto, così simili a quel che di solito chiamiamo casa o il bisogno di averne una per far pace con il resto del mondo.

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