Minacce naziste a Lea Ferrari

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Non possiamo che essere solidali con Lea Ferrari, del Partito Comunista, come lo siamo stati sempre in casi di minacce o insulti, (anche e purtroppo in un caso riguardante Roberta Pantani). La deputata comunista, denuncia delle intimidazioni, cose ignobili ma che devono renderla orgogliosa. Evidentemente qualcuno ritiene Lea una minaccia a un pensiero debole e malato. Scrive Lea Ferrari:  

“La scorsa domenica 26 maggio ho rinvenuto davanti al muretto di casa mia tre simboli di matrice nazista eseguiti con spray nero sulla strada comunale.
Il gesto intimidatorio è chiaramente rivolto alla mia persona di Municipale e Granconsigliera comunista.

Il Municipio di Serravalle ha subito preso sul serio la questione ed esorto il Corpo di Polizia delle Tre Valli a non sottovalutare la minaccia. Gli orribili segni – la svastica, le SS e la croce celtica – verranno presto cancellati ma purtroppo rimane il forte shock dell’atto intimidatorio che inevitabilmente ha influenzato il normale svolgimento del mio lavoro politico, ha violato la mia sfera famigliare e i miei diritti di muovermi liberamente e senza paure nelle ore serali.

Credo che l’importante sia capire che non si tratta di una ragazzata ma che bisogna essere vigili e condannare fermamente gli atti dei gruppi neonazisti la cui presenza è comprovata dal 2015 sul territorio di Biasca e Riviera:
Un altro dettaglio rende il tutto ancora più inquietante: alcune settimane fa ho trovato una gomma della mia auto a terra, verosimilmente tagliata….cosa devo attendermi il mese prossimo?

Queste manifestazioni dell’estrema destra preoccupano e vanno condannate senza mezze misure.”

Lea Ferrari allega i link di tre articoli di TIO e Ticinonews sulle preoccupazioni, non solo a sinistra, dei rigurgiti neonazisti che sembrano fiorire anche in Ticino, complice la politica sovranista e fascistoide dei Paesi limitrofi. Anche noi, più di una volta, avevamo affrontato il problema. Ora più che mai bisogna essere attenti, per evitare che qualche idiota scalmanato si metta in testa di passare dalle parole e dalle svastiche disegnate agli atti. Condividiamo i timori di Lea, comprendendo perfettamente cosa voglia dire andare avanti con l’ansia che qualcuno ci spii dietro i cespugli con intenzioni magari poco ortodosse. Anche se siamo convinti che i codardi che bucano gomme raramente passano ad atti più seri. Speriamo che le autorità agiscano celermente e con serietà per assicurare i vandali alla giustizia.

Cara Lea, nel nostro piccolo, possiamo dedicarti “Lettera ai naziskin”, un bellissimo pezzo di Vauro Senesi, che avevamo pubblicato tempo fa e che unisce la rabbia alla compassione, eccolo:

“Vi ho visti. Giubbotti neri, teste rasate che vi conferivano un aspetto imberbe da bimbetti, più che da truci guerrieri. Di fronte alla placida, tranquilla reazione dei volontari che stavate circondando, l’espressione sui vostri volti, che avrebbe voluto apparire dura e maschia, non esprimeva che lo smarrimento che si può leggere negli occhi bambino che gioca alla guerra di fronte a un adulto che non riesce proprio a prenderlo sul serio.

Vi ho visti e ho provato rabbia. E ancora la provo.
Ma ho visto pure quello che non sapete di mostrare: ragazzi ai quali è stato tolto il diritto di sognare, e cercano il sogno nell’incubo. Ragazzi che preferiscono incutere paura e ribrezzo pur di non subire l’indifferenza. Ragazzi terrorizzati dalla solitudine, pronti ad annullare se stessi in cambio della sicurezza fasulla del branco. Ragazzi talmente fragili e spaventati da idolatrare la forza come fosse ragione.
Non scrivo queste poche parole per esprimere comprensione, né tantomeno per giustificarvi. Le vostre azioni, i vostri simboli, le vostre parole non meritano altro che vergogna e ribrezzo. Vi scrivo perché siete figli nostri. Figli del nostro opportunismo, delle nostre disillusioni, del nostro egoismo, del nostro disinteresse e dei nostri interessi, dei nostri silenzi e delle nostre idee svuotate di umanità. Figli della nostra ipocrisia e del nostro perbenismo. Figli del nostro realismo cinico e anche della nostra indignazione tiepida e volubile.
Siete le nostre colpe inconfessate.
Ma siete persone, e ogni persona ha la responsabilità di ciò che è.
Non vi odio, e un po’ me ne dispiaccio.
Non vi odio perché mi fate pena. E la pena è peggiore dell’indifferenza e perfino dell’odio.”

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