Noa che ha scelto di essere fiamma

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“La vita l’è bela”, cantavano Cochi e Renato. Ma per alcuni non è così. Non se quella che chiamiamo vita non è altro che una mera contingenza fisiologica: respirare, mangiare, il meccanico battere del muscolo cardiaco nel petto. Non lo era più per Noa Pothoven, olandese, 17 anni, due occhi azzurri come il mare. O come l’abisso oceanico nel quale tre violenze, a 11 e 14 anni avevano fatto sprofondare la sua anima, infettata dal virus invisibile della depressione. La malattia del secolo, come una moderna peste ma più subdola, perché i bubboni purulenti ti crescono dentro, avvelenano ogni fibra del tuo essere, si nutrono della tua forza vitale come disgustosi parassiti.

E come in un libro di Coelho, Noa ha deciso di morire. E l’ha fatto consapevolmente, non con un tragico e violento gesto estremo, ma smettendo di alimentarsi. accanto ai propri cari, preparati consapevolmente, in un letto in casa sua, col sollievo, stando a quanto è stato scritto, di una sedazione profonda . Non, come i giornali italiani, e non solo, avevano riportato erroneamente, tramite eutanasia legale: perchè Noa, semplicemente, non poteva aspettare di avere 21 anni, come stabilito dai medici. Era troppo.

“Ho smesso di mangiare e di bere e dopo difficili confronti è stato deciso che potrò morire perché la mia sofferenza è insopportabile…E’ finita, non ero viva da troppo tempo, sopravvivevo e ora non faccio più neanche quello. Respiro ancora, ma non sono più viva”, scrive Noa nel suo ultimo post su Facebook, come un’adolescente qualsiasi che dopo una vacanza saluti gli amici prima di tornare a casa.

Noa si è resa per l’ultima volta, padrona di una vita che gli stupri le avevano portato via. Ha deciso che doveva andarsene, anche se il suo male non devastava il suo corpo ma la sua anima. Perché la depressione è questo: uno spegnersi giorno dopo giorno, un velo pesante e oscuro davanti ai tuoi occhi, la sensazione di respirare olio. Non è vita, semplicemente.

E non c’è precetto religioso che tenga: nessuno dovrebbe essere costretto a soffrire per sempre o a doverla far finita in modo violento perché qualcuno ha deciso al posto suo che la sua vita appartiene a una qualche entità soprannaturale che dopo averti fatto venire al mondo (così dicono), in quel mondo ti lascia consumarti come un mozzicone di sigaretta che non ha ricevuto neanche un piede pietoso che lo pestasse.

L’Olanda, Paese laico, ha da tempo una legge che fa sì che se non c’è più nulla da fare, se la vita è solo un fatto meccanico, ognuno possa essere padrone di porre fine ad essa senza dolore. Altrove, come nella vicina Italia, la pesante cappa clericale impedisce cronicamente l’introduzione di una legge in tal senso, e chi, come il radicale Marco Cappato, accompagna qualcuno a compiere l’eutanasia in Svizzera, viene perseguito penalmente. Perchè la pietà cristiana è tale finchè non si tratta di permettere di porre fine alle proprie atroci sofferenze senza dolore: come se Dio potesse sentirsi esautorato…

“Meglio fare una vampata che svanire lentamente”, cantava Neil Young. Noa ha scelto di brillare, per un’ultima volta, forse riscaldando il cuore dei suoi cari con un’ultima vampa di vita. Di non essere un ciocco che si consuma lentamente, anno dopo anno, ma una breve, ma luminosa e vivida fiammata.

Disclaimer

Se sei in una situazione di emergenza, chiama il 117. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico al 143 oppure via internet da qui

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