Ognuno ha la Greta che si merita

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Svedesi attenzione! Anche noi abbiamo la nostra Greta. Ma la nostra Greta ha già una consistente esperienza politica, è empatica e può coalizzare le “forze progressiste”, termine un pochino riduttivo perché sarebbe meglio dire le persone di “buon senso” che hanno a cuore il nostro futuro.

Le elezioni europee hanno mostrato che c’è voglia di cambiamento con l’avanzata di posizioni di rottura rispetto alla politica “ingessata” degli ultimi decenni, decretando il successo dei movimenti populisti e dei Verdi che in Germania, nazione faro, sono il secondo partito.

Il movimento ambientalista innescato dalla Greta svedese ha risvegliato i giovani europei che si sono presentati alle urne per esprimere il loro dissenso verso lo status quo che ha dominato la politica europea segnata, purtroppo anche dalle strategie socialiste iniziate con Mitterand, e proseguite con i vari Blair, Schroeder, Renzi e compagnia. Politiche che hanno portato allo smantellamento dello stato sociale, delle garanzie del lavoro, a un peggioramento nella distribuzione del reddito e a una chiara perdita di contatto con la popolazione. Ma, soprattutto, ha proseguito il processo di distruzione del nostro ecosistema. Basti pensare che Schroeder, finita la sua attività di cancelliere, ha subito assunto una posizione di rilievo nel commercio di petrolio russo.

Ma torniamo alle nostre latitudini. Per una volta le forze di centrosinistra sembrano veramente intenzionate a unire le forze, con addirittura due candidature di peso per il Consiglio degli Stati, Marina Carobbio e Greta Gysin. Naturalmente una delle due dovrà (dovrebbe) poi affrontare il ballottaggio e che vinca la migliore, sperando che il risultato non lasci poi scorie che potranno essere assorbite solo nei prossimi decenni.

Ma perché questa doppia candidatura è importante? Perché è necessario riuscire perlomeno a proporre un modello diverso di sviluppo, che Joseph Stiglitz, ha definito come capitalismo progressista (Internazionale, 7 giugno 2019). Un capitalismo che proponga un nuovo “equilibrio tra mercato, Stato e società civile”. Dopo quarant’anni di neoliberismo abbiamo capito (a parte gli irriducibili, presenti anche alle nostre latitudini) che questo modello non funziona perché ha peggiorato la distribuzione della ricchezza, ha creato un preoccupante divario tra mercati finanziari e mercati reali, ha attribuito un eccessivo potere al mercato e ha puntato eccessivamente su uno sviluppo di breve periodo.

Entrare nel dettaglio dei vari punti richiederebbe uno spazio eccessivo e quindi concentriamoci brevemente perlomeno su un punto che è molto di moda, e cioè il cambiamento climatico. Grazie soprattutto alla Greta svedese e ai giovani che l’hanno seguita, abbiamo finalmente capito che il tempo sta per scadere. Per risolvere il problema le azioni individuali sono importanti ma altrettanto importante è la ricerca scientifica affinché trovi soluzioni che ci permettano di continuare a vivere dignitosamente, di nutrire oltre 7 miliardi di persone e di salvare il pianeta. Ma la ricerca scientifica richiede investimenti e strategie di lungo periodo, che vadano a vantaggio dell’intera popolazione.

Il ruolo della politica è essenziale. Vediamo cosa non dovrebbe fare. Dopo il disastro di Fukushima, la Germania, sotto la spinta della cancelliera Merkel, ha deciso di abbandonare il nucleare ma i risultati non sono stati incoraggianti per almeno due motivi: il primo è stata l’aumento dell’utilizzo delle energie fossili (soprattutto carbone) per produrre energia elettrica, il secondo è che per attuare il piano è stato messo in piedi un apparato amministrativo imponente ma inefficace. La politica invece deve sostenere la ricerca ma poi lasciare al mercato il compito di trovare le soluzioni ottimali. Tuttavia, il mercato deve essere controllato attraverso regolamentazioni che premiano le imprese che operano per il bene comune.

Forse può apparire un discorso astruso, ma la soluzione non può che risiedere in un nuovo modello di governance, che la classe dirigente attuale non sembra in grado di attuare. Ecco perché questa doppia candidatura è importate. Inoltre, indipendentemente dal risultato, credo che Greta Gysin potrà fungere da sorella maggiore dei giovani che si stanno attivando per il clima, dando loro la possibilità di avere una voce a Berna, indipendentemente dal seggio occupato.

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