Pantani sempre più in basso

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Pietro Bartòlo, oggi deputato al Parlamento Europeo, ha raccontato a “60 minuti” la sua esperienza. Perché Bartòlo è il medico di Lampedusa e ha visto centinaia di sacchi della guardia costiera pieni di corpi di bambini vestiti a festa. Ma questo a Roberta Pantani non va a genio.

È lui stesso a raccontarcelo in quella che è una testimonianza umana importante, una storia forte, come l’ha definita il conduttore Reto Ceschi.

Ma a Roberta Pantani ospite in studio da Berna, probabilmente nervosetta perché si vede ballare il cadreghino al Nazionale, questo non va bene. In uno sproloquio decadente e triste, si inalbera con Ceschi per la scelta di ospitare l’eurodeputato democratico. Un’occasione persa per tacere e non confermare la piccolezza emotiva della politica leghista.

Abbiamo trascritto per voi l’intervento della Pantani, che era stata interpellata in merito allo sciopero delle donne del 14 giugno, ma che ha deciso di sfogarsi con Ceschi perché a lei le storie di migranti e di miseria, o ancora peggio di neri, non vanno proprio giù:

Pantani: “Prima di rispondere a questa domanda mi scusi, perché ce l’ho proprio qui sul gozzo. Allora dopo 18 minuti di intervista ad un europarlamentare PD che sì, ha raccontato della sua esperienza quale medico di Lampedusa, che oltretutto alle Europee, così come ha raccontato lui è arrivato secondo, a Lampedusa, bisogna ricordare ai telespettatori che la Lega ha preso quasi il 46%…Tutto quello che ha fatto lui forse non era così condiviso dalla popolazione (…). Mi aspetto, caro Ceschi, che settimana prossima lei dia lo stesso identico tempo ad un europarlamentare leghista anche lui nuovo in parlamento a Bruxelles… uguale…”

Cheschi “posso dire una cosa, signora Pantani…”

Pantani: “Perché se no, mi scusi, altro che faziosità. Poi vi lamentate se sul Mattino siete definiti faziosi. Ma non lo so, 18 minuti di discorso che non c’entrava nulla, ma proprio nulla con l’argomento di stasera.”

Ceschi: “allora forse non segue più da un po’ di tempo “60 minuti” che da questa stagione ha un’intervista sul tema con un protagonista e poi il dibattito su un altro tema. Vorrei dire una cosa: settimana prossima non ci sarà un europarlamentare leghista.”

Pantani: “Ma non avevo dubbi

Ceschi: “Nel senso che ci sono storie che raccontiamo, quella di Pietro Bartolo è una storia che merita di essere raccontata e che ha delle opinioni forti, credo che sull’insieme delle stagioni “a 60 minuti” abbiamo dimostrato equilibrio. Questa è una storia forte che abbiamo voluto farvi sentire, far sentire al pubblico”

Pantani: “Ce ne sono altre!”

Ceschi: “Certamente non dimenticheremo di raccontare altre storie forti, continuiamo a farlo, ma se ci permette gli ospiti di “60 minuti” li sceglie il produttore responsabile e li scelgo io.”

Insomma, un siparietto patetico per un motivo puro è semplice. Un motivo che Pantani e quelli come lei fingono di non capire. Se io intervisto Martin Luther King parlando di diritti civili, una cosa buona e che fa progredire la società, creando più armonia e coesione, non sono obbligato per par condicio anche a intervistare il gran pappafico del Ku Klux Klan che mi racconta come hanno linciato l’ultimo nero in Alabama.

Quello che è avvenuto a “60 minuti” è la narrazione di una storia potente che trascende dalla politica. Non conta se Bartòlo è del PD, dei 5 stelle o della Lega, conta che la sua storia ci insegna qualcosa, ci rende più attenti e umani nel giudicare, Bartòlo ci racconta quello che ha visto e a noi questo fa male e ci fa riflettere, cosa che evidentemente non capita a Pantani.

Pensare a dei bambini vestiti a festa, con le treccine belle pettinate sulle testoline, morti e grigi in un sacco nero di plastica, fa fottutamente male.

Ecco perché la pretesa di Roberta Pantani di avere un contraltare leghista è totalmente ridicola, come era patetica la sua levata di scudi razzista sui chierichetti di colore a Chiasso (leggi qui), due questioni che sommate danno la cifra emotiva di quanto valga Roberta Pantani.

Stia comunque tranquilla Roberta, il giorno in cui un leghista farà qualcosa di degno e alto per l’umanità saremo i primi a caldeggiarne la partecipazione a “60 minuti”. Per il resto, raccontare storie di chi vomita bile tutti i giorni è un esercizio che lasciamo volentieri al Mattino e ai suoi amici.

Per informazione, a questo link trovate l’intera trasmissione RSI 60 minuti :

https://www.rsi.ch/la2/programmi/informazione/60-minuti/A-cosa-serve-lo-sciopero-delle-donne-11780396.html

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