Piccoli uomini? Parliamone!

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Chi di voi, nato come me nei fantastici anni Sessanta, non ha letto “Piccole donne”? Il libro scritto da Louise May Alcott, considerato all’epoca come una pietra miliare nell’educazione sentimentale delle giovani adolescenti dell’epoca? Ecco. Per par condicio e per evitare di suscitare qualsivoglia sentimento contrastante oggi ci occupiamo anche dei piccoli uomini, non quelli del sequel di May Alcott, ma quelli che, per un motivo o per l’altro, si dimostrano essere dei piccoli e ignobili esseri umani. E visto che di violenza sulle donne non se ne parla mai abbastanza (leggi qui), io vorrei continuare a parlarne. Ancora e ancora.

Ci sono grandi uomini, uomini brillanti, uomini mediocri e uomini cosi così. Poi ci sono i piccoli uomini, i peggiori. Quelli ai quali non si addice neppure l’appellativo di uomo. Sono piccoli, non perché fragili indifesi e bisognosi di affetto, come cantava Mia Martini, ma perché oltre ad avere una bassa caratura morale, possiedono una grande bastardaggine innata accompagnata ad una vigliaccheria difficilmente eguagliabili. Per carità, sia chiaro, mica stiamo parlando dell’intera categoria, ma solo di alcuni. Tanti quanti bastano.

Ora, senza scimmiottare qualche psicologo di grido come Paolo Crepet o Massimo Recalcati, e senza rubare il lavoro ad Alberto Angela, vorrei provare a capire le dinamiche che portano questi omuncoli ad avere degli atteggiamenti tanto brutali. E per fare ciò mi prenderò la libertà di farmi delle domande e darmi delle risposte. Ma chi sei tu, uomo tutto d’un pezzo, macho da strapazzo che maltratti la tua donna, che usi violenza nei suoi confronti, che la picchi poi magari l’ammazzi?

Credi e sei convinto della mediocrità di tutto quello che non sei tu e sei determinato nel ritenere il mondo femminile di una categoria del tutto inferiore. Ti senti solo al mondo, incompreso e negletto e solo il pensiero che tu possa manipolare o plasmare una donna, te lo rende barzotto al punto che i tuoi crucci non esistono più. Lei ovviamente deve fare ciò che tu gli ordini perché tu sei un essere superiore e lei ha bisogno di te. Così, se non lo fa, ci pensi tu a farla sentire piccola, le togli la dignità e quel briciolo di stima che ancor può serbare nella sua (inutile) vita e per far ciò utilizzerai tutto il grande potere di piccolo uomo.

Son passati i tempi dove Mia Martini implorava il piccolo uomo di non andare via. Oggi lui t’ammazza, senza neanche stare a pensarci troppo. Così impari. Tu piccolo uomo che poi piangi perché stai male, perché in fondo lei ti ha provocato, perché non ci si mette quella gonna così corta, quella camicetta troppo attillata, quei jeans troppo aderenti e poi non si fa quella pasta troppo scotta.

Chi sei tu, uomo, che ti dici malato? Ma che bestia sei tu, che non hai un minimo di controllo su te stesso, eppure devi avere il controllo su tutto e tutti, tu che ritieni di doverle dare una giusta lezione? Chi sei tu uomo che ti dici malato? Pronto a strangolarla, in nome della gelosia.

Eh, no. Troppo facile, tu non sei malato, tu sei solo un violento e ritieni di poter fare ciò che vuoi con le donne. Anche misogino sarebbe una parola troppo raffinata per descriverti. Diciamocelo, tu sei uno stronzo e basta. Senza appello e senza pietà. E noi non abbiamo bisogno né di dolore, né di gloria, senza voler contraddire il titolo dell’ultimo film di Almodovar: “Dolor y gloria”.

Quando la accoltellavi, quando la strangolavi, quando la uccidevi a sassate o la ammazzavi di botte, mica ti è venuto l’attacco di panico, un momento di malinconia, un attimo di pianto.

No, sapevi quel che facevi e avevi voglia di farlo, sennò avresti smesso subito. Non hai capito che le facevi male? In fondo quando uno grida e implora, parla la tua stessa lingua. O no?

Nonostante ciò, non ti sei fermato, hai continuato perché la voglia di annientarla è l’unica cosa che ti passava per la testa in quel momento. Lei ti fa paura, la sua forza nel aver saputo sopportare tutte le tue angherie è tale che neanche tu riesci a capire come abbia fatto. E ti fa rabbia, tanta rabbia. La sua forza ti irrita. Via! Non la voglio più vedere, non la voglio più sentire, mi fa sentire tanto piccolo e inadeguato, perché in fondo lo sono, sia piccolo che inadeguato e quindi sto facendo la cosa giusta.

La sto sopprimendo come si sopprime un cane dal veterinario, con la differenza che lui, lo accompagni con amore fino all’ultimo, cercando di risparmiargli dolore e sofferenza, mentre con te, donna, è un’altra cosa, devi soffrire e sentire tanto dolore, perché forse solo così capirai quanto tu abbia sbagliato e magari riesci anche a sentire tutto il male che mi hai fatto.

E allora lascia perdere, perché chi tu sia, non lo voglio neppure più sapere. E così sia.

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