Sberle al Ciani, se le meritavano

Tempo fa aveva sollevato un bel po’ di discussioni, una signora quarantasettenne che aveva preso a sberle un ragazzino che l’aveva insultata, dandole a quanto pare della p****a. I genitori del giovane l’avevano denunciata e oggi la procura le dà ragione.

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Premesso che la violenza è una cosa brutta che vorremmo eliminare dalla faccia della Terra, alcune considerazioni vanno fatte, soprattutto quando ci troviamo di fronte ai talebani della non violenza.

La premessa è questa: dei ragazzi, degli sbruffoncelli, autodefinitisi a quanto pare baby gang, convinti di emulare giovani camorristi o non si sa che, gettano dei rifiuti nel lago. Redarguiti (gentilmente a quanto pare) da una signora, la circondano e la insultano pesantemente. La reazione della signora, che non giudichiamo non essendo stati presenti, è di dare due schiaffi a uno dei ragazzi che l’aveva apostrofata come abbiamo riportato sopra.

I genitori del ragazzo, con un discutibile modo di agire, denunciano la schiaffeggiatrice. Ebbene, in questi giorni la procura, accertati i fatti, ha dato ragione alla donna, ritenendo giustificate le sberle. Sberle per cui la procura riconosce l’intento educativo e che alla fine hanno solo provocato un lieve rossore al volto del teppistello.

Miriam Caranzano dell’Aspi* non è d’accordo, ritenendo la violenza mai giustificata nei confronti dei ragazzi. Per la Caranzano: “una sberla non è mai educativa”.

Col cavolo, signora Caranzano, in molti siamo contrari alla violenza e cerchiamo di rifuggirla il più possibile, bisogna però prima di tutto chiarire cosa sia la violenza. Una cosa è punire o seviziare dei minori per sfizio, nervosismo o incapacità di gestire i conflitti, un’altra è dare una sculacciata o uno schiaffo in casi estremi, dove il dialogo evidentemente è completamente assente o dove l’effetto educativo è plateale.

Le faccio un esempio. A mio figlio posso dire sempre di starmi vicino e di non correre in strada. Facile che il bambino, per distrazione o vivacità non dia seguito alle mie indicazioni. Il bambino, mentre siamo a spasso, corre giù dal marciapiede, si butta in mezzo alla strada e rischia di essere investito. A quel punto una sculacciata o uno schiaffo sono figli di una paura genitoriale, ed hanno lo scopo di fare comprendere al bambino la gravità del suo comportamento. Questo è uno schiaffo che rischia di salvare la vita al bambino, che da quel momento di sicuro si ricorderà del monito. Mi sembra un prezzo equo da pagare.

Il punto è ancora un altro, il bambino si sente traumatizzato o vilipeso da questo agire? Ne dubito molto, la paura del genitore unita alla sculacciata è un segnale forte, anche di affetto e non pregiudica la crescita del bambino né lo rende un disadattato violento.

Stessa cosa succede con la signora quarantasettenne. Già il fatto che i genitori del ragazzo, pure a conoscenza dei fatti, l’abbiano denunciata, è significativo dell’aria che si respira in famiglia. Arroganza e supponenza sono probabilmente pane quotidiano per il ragazzino, che non può però permettersi di avere comportamenti vergognosi e di mettersi a insultare la gente per strada. In questo caso una sberla non è solo auspicabile ma doverosa.

Soprattutto per “insegnare” al ragazzino supponente con genitori supponenti che il mondo non è un suo territorio di caccia e che lui deve sottostare alle regole del vivere civile come tutti.

Per cui sì, qui la sberla è giustificata, signora Caranzano, e lo dice anche la procura.

Fermo restando che combattere abusi e violenze è un dovere di tutti, dobbiamo pure renderci conto che a volte il dialogo ha i suoi dannati limiti, soprattutto se qualcuno non ascolta. Preferisco di gran lunga padri e madri responsabili e amorevoli che se del caso impartiscono una lezione ai figli, che permissivi e arroganti genitori convinti che a loro e al figlio tutto sia dovuto, persone che sì danneggiano la crescita della prole molto più di una sculacciata o uno schiaffo dati per motivi seri e giustificati.

*aiuto sostegno e protezione dell’infanza

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