Siamo vittime del cafone con il trolley della spesa

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La recente uscita di Michele Foletti sui ciclisti cafoni (leggi qui), impone una seria riflessione, un ponderato ragionamento su quale sia la deriva di questo pensiero.

Come cittadini siamo diventati tutti vittime inconsapevoli dei “vecchietti” col trolley della spesa metropolitana. Coloro che attrezzati di carrello decorato su due ruote, magari a tre piani con ruote in carbonio spadroneggiano tra pensiline affollate, stretti marciapiedi o sostano ai passaggi pedonali blaterando col telefono, per non parlare dei sottopassaggi.

Vecchi cafoni elevati all’hi-tech; tipi che piacciono alla destra perché fa figo e – soprattutto- infrange le regole di una spesa civile e consapevole, solo per farla mega abbondante che è poi un simbolo del fascismo.

Nulla a che vedere col “vecchietto” duro e puro, quello che suda e porta i sacchetti uno per mano; questi sono carichi come dei SUV e il peso della spesa non sanno nemmeno cosa sia. Però vogliono marciapiedi più larghi, eliminare i gradini, e magari una scala mobile per la cattedrale, non emette Co2 e costa un occhio.

Solleveranno anche l’economia (forse) ma feriscono più persone loro con gli imballaggi di plastica che i “luridi” automobilisti.

Il cafone con il trolley della spesa è una sub-categoria di cittadino egoista e irrispettoso che pretende di appropriarsi dello spazio comune per i propri comodi.

Non diamogli retta né spazio.

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