Siccardi: un piccolo grande maître à penser

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S’intitolava “Piccola grande Svizzera” il dossier del Tg2 andato in onda sulla Rai lo scorso 9 di giugno (rivedilo qui). Un ritratto di una cinquantina di minuti tutto sommato neppure poi così malvagio che, alle immagini da cartolina della Confederazione, alternava alcune interviste a personalità della vita politica e sociale del nostro paese. Dal presidente del Consiglio Nazionale Marina Carobbio al Consigliere di Stato Norman Gobbi, fino ad arrivare al direttore della Medacta di Castel San Pietro Alberto Siccardi.   

Attenzione però perché non tutto ciò che luccica è oro e stiamo pur sempre parlando di uno di quei telegiornali noti per la sua straordinaria capacità di fare di ogni filo d’erba un fascio. Meglio ancora se di propaganda per l’attuale governo Lega Cinquestelle (leggi qui). E, proprio in questo senso, non potevano mancare due perle, due interventi che c’entravano come cavoli a merenda o la fondue a colazione.

Il primo riguardava un certo Riccardo Fraccaro, noto anche come ministro per i rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta dell’attuale governo Conte. Di fronte al bell’esempio elvetico di democrazia diretta tanto cara al Movimento, di fronte a una palla così ghiotta, il ministro pentastellato si è trovato servito di una schiacciata tanto vincente da poter confezionare l’immancabile spot a favore della sua causa. Una pratica sempre di moda in Rai, anche nell’era Marcello Foa presidente. 

Più subdolo invece l’intervento di un altro personaggio di quelli che, se parli di Svizzera e di frontalieri, assolutamente non può mancare. Perché lui conosce bene entrambi. Perché lui è un bell’imprenditore di quelli che c’invidiano tutti. Di quelli che hanno un pensiero aperto. Un uomo di cultura, un umanista capace di vedere ben oltre la punta del proprio naso. E quindi come non scegliere una mente illuminata – quella di Alberto Siccardi – per raccontare al popolo italico chi siano gli svizzeri?

Presentato come il capitano di una “virtuosa e innovativa impresa che produce dispositivi medici ortopedici e neurochirurgici”, Siccardi parte subito benissimo: “la prima virtù degli italiani in Svizzera è di lavorare, di lavorare tanto perché sanno di essere a rischio”. Forse un implicito monito ai frontalieri ad abbassare la testa e via pedalare. Ma è sui suoi connazionali che l’Alberto dà il meglio di sé. “La virtù degli svizzeri è di avere questo ordinamento sociale che li rende ‘civici’, il difetto degli svizzeri è che ogni tanto salta fuori, più o meno, il loro lato un po’ xenofobo.” Difetto? Roba che detta da uno che ha finanziato la campagna “Prima i nostri” sembra una barzelletta.

Due sono poi le ricette che Siccardi snocciola come grani del rosario. Soluzioni che regala via così. A gratis. Secondo il boss di Medacta bisogna “fare in modo che i ticinesi abbiano una formazione che è in perfetta armonia con i bisogni delle organizzazioni che lavorano, tra cui le imprese sono le più importanti” e, la vera bomba, è che lui renderebbe “un pochino più severa la legge sulla disoccupazione. Perché si va troppo facilmente in disoccupazione e si rifiutano i lavori disponibili.” Insomma, per la serie: lavora capra! E non crearmi casini anche perché lo sanno tutti che solo il lavoro rende liberi. E svizzeri. Per la serie “Arbeit macht frei”.

A rincarare la dose rispetto a quanto già detto in tivù è lo stesso imprenditore intervistato da Patrick Mancini su Tio.ch che, sul perché si sia lasciato scappare certe parole, risponde convinto: “non me le sono lasciate scappare. Queste cose le penso e le ribadisco. Qui c’è gente che va in disoccupazione per prendersi un anno sabbatico. E non è giusto.”  Perché, stando a quanto dice il maître à penser ticinese, ci sono fior fior di professionisti qualificati che fanno dentro e fuori dalla disoccupazione. Così, per sport.

Fortuna che il dossier sul nostro paese andato in onda una settimana fa è anche e soprattutto altro. “A quattro mesi dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento – si legge nella presentazione del servizio giornalistico curato dalla giornalista Cinzia Terlizzi – un viaggio in Svizzera, tra i suoi miti e le nuove realtà. Paese che ha tra i suoi punti di forza la democrazia diretta, il sistema di formazione professionale. Quattro lingue ufficiali, privo di risorse naturali punta su innovazione, efficienza, ricerca e anche sulla cultura con quasi mille musei. Dodici i siti patrimonio dell’Unesco, l’attrattiva dei treni con i loro percorsi panoramici che raggiungono anche località inaccessibili alle auto. Storicamente neutrale, la Svizzera conta ben trecentosessantamila rifugi antiatomici. E tra gli stranieri quella italiana è la comunità più numerosa.”

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