Un sovrano mediorientale in cerca di un ruolo

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Sulla stampa occidentale è noto come MBZ, ossia  Mohammad Bin Zayed Al Nahyan, cinquantottenne principe ereditario e  potente sovrano arabo di Abu Dhabi, lo Stato principale degli Emirati Arabi Uniti (EAU); quest’ultimi sono una federazione di sette emirati, uniti nel 1971, alla fine del controllo britannico.

Ogni Emirato conserva la propria indipendenza nella gestione degli affari interni, mentre per gli affari di politica militare estera tutto è centralizzato nel governo della federazione, le cui cariche ministeriali sono ripartite tra i vari emiri, in base al proprio peso economico.

Gli Emirati più influenti sono Abu Dhabi e Dubai, i cui sovrani occupano rispettivamente la carica di presidente e di primo ministro degli EAU.

Il New York Times parla di MBZ come di un principe perfetto, conciso, umile e curioso, annoverandolo tra le voci straniere più influente a Washington;  non a caso, dietro sua pressione, Donald Trump scarica il governo libico guidato da Fayez Al Serraj, riconosciuto dall’ONU, e appoggia l’avversario, il generale Khalifa Aftar.

L’ascesa politica di MBZ inizia nel 1991, quando, dopo l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, il giovane principe si reca negli USA e convince lo staff del presidente George W. Bush a vendergli armi e mezzi sofisticati in quantità tale da preoccupare il Congresso; ma l’allora consigliere del dipartimento di Stato Clarke rassicurò il Congresso definendo gli Emirati Arabi Uniti “una forza di pace in Medio Oriente”!

Gli EAU sono una piccola federazione di soli 9.8 milioni di abitanti, ma tra le più ricche al mondo. Il presidente controlla fondi sovrani per un valore di circa 1,400 miliardi di dollari; gli Emirati hanno un PIL pro capite nominale pari a 45000 dollari a persona. La ricchezza della federazione è basata sull’esportazione di greggio e di gas naturali. Al momento produce 3.2 milioni di barile al giorno, che passeranno a 5 milioni entro 2030, grazie alle continue scoperte di nuovi giacimenti.

Tra gli Stati esportatori di petrolio gli EAU vantano una delle economie più diversificate. Il fondo sovrano, l’ADIA (Abu Dhabi Investment Authority) vanta un patrimonio di 850 miliardi di dollari e partecipazioni azionarie nelle principali banche del mondo, in società energetiche, immobiliari e infrastrutture (aereoporto londinese).

Quindi parrebbe andare tutto bene per il principe MBZ. E invece no, non è tutto oro quel che luccica!

Gli EAU spendono in armi 22 miliardi di dollari all’anno; verso la fine di marzo la Francia ha venduto loro, in gran segreto, Corvette Gowind per un valore di 750 milioni di Euro, che verranno impiegati nella guerra contro lo Yemen.

Bin Zayed è molto scaltro nel curare l’immagine della federazione nel mondo, come dimostra la visita di Papa Francesco ad Abu Dhabi all’inizio dello scorso febbraio. In quel occasione il pontefice e l’imam della moschea di Al Zhar firmarono un documento sulla “fratellanza umana”: che “le religioni non incitino mai alla guerra e non sollecitino sentimenti di odio, ostilità, estremismo, nè invitino alla violenza”. Eppure gli EAU dimostrano, nelle loro azioni, esattamente il contrario. E’ una beffa O solo ipocrisia?

Gli Emirati finanziano un esercito di 30 mila mercenari per eliminare gli sciiti Houthi che controllano i porti principali del Paese, come Hodeydha e la capitale San’a. Gli EAU avevano riconosciuto il regime dei Taliban in Afghanistan, che decapitavano la gente in piazza e sbriccolavano i Buddha a Bamian.

La CNN rileva che una parte delle armi acquistate dagli Emirati e dai sauditi passarono ad Al Qaeida e all’ISIS.

Sotto la sua guida, MBZ tenta di avviare l’espansione militare e commerciale nel Corno d’Africa e di plasmare un nuovo ordine in Medio Oriente, incentrando sull’ostilità all’Iran e all’Islam politico rappresentato dalla Fratellanza Mussulmana; per le simpatie tra Qatar e l’Iran, nel giugno 2017 decide di punire il Qatar con un blocco economico, accusandolo di sostenere il terrorismo.

La sua intraprendenza nel condurre una politica estera aggressiva non ha dato i risultati sperati: in Egitto il presidente Al Sisi non riesce a sconfiggere gli islamisti nel Sinai nè a risollevare l’economia del Paese, nonostante i cospicui aiuti economici; l’embargo al Qatar non ha portato il Paese a cambiare la propria politica nei confronti dell’Iran; in Libia il generale Haftar non riesce a prevalere sul governo di Al Serraj.

Insomma, pensa di essere Machiavelli ma agisce come Mussolini.

Mohammed Bin Zayed Al Nahyan ha scelto la modernità senza la democrazia, l’ultraliberismo senza la libertà. È fuori questione l’idea di sviluppare uno spirito critico nel suo popolo o di tollerare una pluralità di voci nel dibattito pubblico. È maestro nello spendere il denaro in campagne militari e farsi passare per un riformatore, mentre si disinteressa della causa palestinese. È ossessionato dall’idea di sconfiggere la Repubblica Islamica dell’Iran. Retorica guerriera, un ego smisurato e culto della personalità; impulsivo emozionale nella politica estera, ricorre a metodi brutali per far tacere gli oppositori.

Queste le caratteristiche del principe considerato il più potente sovrano al mondo.

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