USA nuova culla del Socialismo?

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“The United States of Socialism? così titolava tempo fa il New York Times prendendo in considerazione candidate e candidati che, anche nella terra della Coca-Cola e di Mc Donalds, hanno fatto della battaglia politica contro il modello capitalistico la loro bandiera, al punto da definirsi, senza alcuna vergogna, come socialisti democratici. Anche perché – è un fatto – l’anima davvero di sinistra dei democratici si fa ogni giorno che passa sempre più rigogliosa e folta di volti e di rappresentati, basti pensare alla straordinaria figura di Alexandria Ocasio-Cortez eletta lo scorso anno, ad appena 29 anni, diventando così la più giovane parlamentare donna del Congresso nella storia statunitense.

Una parabola, la sua, che paradossalmente incarna alla perfezione il mito del sogno americano. Di chi, da umile cameriera, grazie ai propri talenti e a una tenacia non comune ha saputo raccogliere il voto di chi chiede a gran voce un cambio di passo. Quelle riforme in grado di cambiare il panorama politico ed economico, soprattutto immaginando quella che, alla resa dei conti, sarà l’eredità dell’amministrazione Trump, anche sulla scorta di un suo sempre più probabile secondo mandato. Donald Trump, un repubblicano come mai se ne erano visti prima e la cui spacconaggine di sicuro non basterà a risolvere problemi la cui portata è ormai globale.

Se Bernie Sanders, alla sua prima apparizione quale inaspettato sfidante di Hillary Clinton aveva fatto quasi scalpore per le sue posizioni giudicate troppo radicali (a occuparsi dell’organizzazione della campagna c’era, guarda caso, la Ocasio-Cortez), oggi, è invece diventato un modello di riferimento. Così come lo era stato per lui il reverendo Martin Luther King, che tanto si era battuto per i diritti civili e l’emancipazione delle donne. Temi ancora attuali soprattutto di fronte a chi costruisce muri o legifera inasprendo le leggi sull’aborto. Così, in un mondo dominato dal potere finanziario e sempre più confrontato con sfide che si chiamano automatizzazione del lavoro o intelligenza artificiale, non è certo con i dazi, le guerre commerciali o facendo la voce grossa con la Corea del Nord prima e ora con l’Iran che si può credere di costruire il futuro.

Ecco spiegato perché il livello d’insofferenza sale e sempre più americani sono convinti che solo con un cambio di rotta che sia radicale si potrà finalmente sperare di dare una risposta seria ai veri bisogni di chi non ha accumulato miliardi, ma casomai si è indebitato per poter studiare come sempre più spesso capita tra i giovani che frequentano l’università. Giovani che sono molto più in sintonia con le proposte di questa nuova ondata di socialisti americani. Desiderosi di essere protagonisti di quelle che saranno le prossime decisive competizione elettorali nelle quali si giocherà il destino di un intero popolo, tenuto in ostaggio dagli espedienti di bassa lega dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

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