What the f*** Pompeo!

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Io abito a Bellinzona. Mike Pompeo no. Eppure ieri, la mia città, per lunghe interminabili ore non è stata più mia. E neppure dei tanti miei concittadini che, come me, abitano in centro storico. Era una città presa in ostaggio. Assediata dalle forze dell’ordine. Blindata. Con tutti i semafori di tutti gli incroci a lampeggiare sul giallo. Come in una puntata di “The Walking Dead”. Con l’autostrada da Lugano a Bellinzona e parte delle vie cittadine bloccate. Sotto scacco. Solo per consentire il passaggio del convoglio con il Segretario di Stato americano seduto bello comodo in un van blindato dai vetri oscurati.

Tra polizia, protezione civile, ambulanze pronte al peggio e chi più ne ha più ne metta erano in cinquecento. Ma, capiamoci, proprio nulla a che spartire con gli spartani. Quelli erano eroi pronti a combattere e a morire di fronte all’invasore persiano. Qui, tutt’al più, a fare inchini dopo aver srotolato ben bene il tappeto rosso delle grandi occasioni. Ecco cos’era Bellinzona verso l’ora di pranzo. E mentre io mangiavo rabbia, mighty Mike, fiori di zucchina del Piano di Magadino ripieni di ricotta e fiordilatte, guancette di vitello con polenta e per dessert una bella pera speziata.

E mentre io faticavo a capire, anche quasi a respirare come quando ti arriva un calcione a tradimento proprio lì, e mi chiedevo dove stava il senso di tutta quella sceneggiata, c’era invece chi lo coglieva eccome. Tipo Jury “Fuffa” Clericetti, direttore dell’Organizzazione mondiale di Turrita Turismo e Valli che, con tanto di lira in mano, alle Cronache della Svizzera italiana, declamava i benefici e la ricaduta pubblicitaria di una visita come quella di ieri. Roba che la manna dal cielo in confronto sarebbe sembrata letame. Molto presto, grazie a Pompeo, carovane di turisti americani arriveranno con le tasche gonfie di dollari. Siore e siori, venghino! Soldi per tutti! Ecco la vera ragione del numero da circo messo in piedi ieri dal Mago Cassis.

Soldi e ancora soldi. Come gli otto-miliardi-otto che la Confederazione è pronta a spendere per aerei da combattimento nuovi di zecca e un sistema di difesa terra-aria tale da far impallidire perfino lo scudo stellare di reaganiana memoria. Insomma, roba da piazzisti di tappetti che si ritrovano a mercanteggiare, cercando di tirare sul prezzo. Facendo buon viso a cattivo gioco. “È un grande onore essere qui oggi – ha detto Pompeo ai presenti a Castelgrande – Rispettiamo e apprezziamo il ruolo della Svizzera nel mondo. Per valori, Stati Uniti e Svizzera sono partner naturali.”

Una frase che tradotta dal politichese suonerebbe più o meno così: “non importa e non voglio sapere dove mi trovo oggi, gli Stati Uniti sono gli Stati Uniti, la prima potenza mondiale, e la Svizzera una caccola sul mappamondo.” Sul passaggio poi in cui si fa riferimento ai “partner naturali”, ecco, cercherò di non essere volgare più del necessario, ma la posizione che ho immaginato pensando a un rapporto sessuale fra noi e loro sarebbe francamente di quelle per le quali, in Alabama, si finisce dritti dritti in gattabuia. Chissà cosa avrà regalato Ignazio a Michelino. Forse uno dei pezzi più pregiati della sua collezione personale di Swatch o magari una bella forma stagionata di formaggio Gottardo. Chi può dirlo.

Io comunque Bellinzona caput mundi me la vedo proprio. Altro che Roma, Parigi o Londra. Con il Teatro Sociale esaurito tutte le sere in ogni ordine di posti per le esibizioni da avanspettacolo della Compagnia stabile di Branda Tirabuscion. Con dieci, cento, mille Birrerie Haas che traboccano di yankee imbenzinati di birra manco fossimo diventati una piccola Saigon del Sopraceneri. Già. Scherzi a parte fa sempre un po’ strano e tanta rabbia vedere da vicino come va il mondo. Come gira davvero la ruota. Tra chi comanda e chi no. Tra chi si cala le braghe e chi si accomoda.

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