12 Luglio 2019: il Federer che fermò il tempo

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Dice il Poeta, in questo caso Montale (“La pendola a carillon”) che “non c’è molla né carica che un giorno non si scarichi”, ma aggiunge un consiglio: “cerca di vivere nel fuordeltempo, quello che nessuno può misurare”. Il 12 Luglio 2019, nello spazio di 3 ore e 2 minuti il tennista Roger Federer è riuscito nell’impresa in un mestiere nel quale il tempo, quello che passa, e il tempo nel senso del “timing”, l’attimo giusto, sono fondamentali.

A 11 anni di distanza dalla sconfitta subita da Nadal dopo 4 ore e 48 minuti (6-4, 6-4, 6-7, 6-7, 9-7) Federer ha scherzato con la pendola del tempo piegandola e deformandola come Salvador Dalì deformava ciò che non si può deformare: le lancette e il quadrante degli orologi.. Federer ha recuperato l’occhio, la velocità, la resistenza, la volontà che caratterizza la gioventù. E ha recuperato tutta la sua arte che giustamente lo fa definire un maestro, al di là delle statistiche. Un maestro e soprattutto, come spiegato da David Foster Wallace ( “Il tennis di Federer come esperienza religiosa”) quella capacità misteriosa che consiste nell’annullare il tempo per coglierne l’essenza: quella specie di “trance” che ti permette di leggere con una frazione di secondo d’anticipo il colpo dell’avversario, la palla scagliata a 200 km orari nell’angolo che gli ritorna fra i piedi, quella velocità di pensiero che ti permette di andare a cogliere una palla molto angolata perché hai capito prima che sarebbe finita in quel punto, in quel metro quadrato..

Ma lo stato di grazia, al di fuori della norma, non può durare in eterno. Infatti, nel secondo set, dopo un doppio break sprecato, Federer ritorna umano, troppo umano. Diciamo pure che crolla, irriconoscibile, sembra un vecchietto svuotato di ogni energia, fa errori da principiante. Non ci crediamo più. Ma lui ha semplicemente deciso che può pensare ad altro, che può assentarsi, il set ormai se n’è andato. E infatti Federer ritorna, brillante come al tie-break del primo set, passa da un umiliante 6 a 1 a un 6 a 3, e smentisce anche chi pensa che alla distanza il più giovane Nadal, 33 anni, oltretutto in grande forma e cattivissimo.potrà avere la meglio.

Ma non sarà così: a belva, belva e mezza. Federer gli toglie il servizio ed è sovente migliore anche nei lunghissimi, estenuanti scambi da fondo campo. Nel quarto set, sul 5-3 si permette persino un autolesionismo che passerà alla storia; pretende un “challenge” su un punto che aveva fatto, e che annulla. Un errore di valutazione che poteva essere fatale. Sul 5 a 4 Nadal manda in rete la palla del possibile 5 a 5,Poi Federer va al servizio. Nadal gli respinge 4 volte il match-point, poi risponde lungo e perde l’epica sfida, la quarantesima, che manda Roger in finale contro Djokovic in cerca del nono titolo sul “green” poco verde e spelacchiato di Wimbledon.

Al mercato nero per vedere questa sfida un biglietto di 206 euro veniva trattato oltre i 7000. Già, perché quando i due si sfidano, non è solo sport, non è solo tennis: o, si, è sport , è tennis, ma in un’altra dimensione. Djokovic? Ci può stare anche una sconfitta. Non cancellerà questa meravigliosa, stupefacente storia.

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