Camilla Lackberg, la rabbia al femminile

Mai sottovalutare la rabbia al femminile. Ce lo dice Camilla Lackberg

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La bravura di Camilla Lackberg è fuori discussione. Incontestata «regina del giallo svedese» (non sono bruscolini), sa raggiungere le vette di vendita con ogni sua pubblicazione. In patria e, soprattutto, nel mondo intero. Sessanta sono lingue in cui viene tradotta, 23 i milioni di copie vendute.

Perché lei ha il cosiddetto «dono della scrittura». Scrivere bene però non è solo una questione di tecnica. Scrivere bene vuole anche dire affrontare temi che stanno veramente a cuore, argomenti che ritmano tutte le ore di tutti i giorni. Per la Lackberg, almeno da un po’di anni a questa parte, l’unico motivo per cui si siede davanti a tastiera e monitor è la condizione della donna. Nei suoi rapporti con l’universo maschile e dunque con la società tutta.

Ne «La gabbia dorata», l’ultima sua fatica compositiva, viene raccontata, a mo’ di fiaba moderna, la vita di una donna che, dopo aver ricevuto un paio di pesanti umiliazioni, non solo riesce a rifarsi una vita ma, persino, ad ottenere vendetta, tremenda vendetta nei confronti di chi l’ha umiliata e offesa. Per certi aspetti è una storia classica: una donna che non solo favorisce in tutto e per tutto la carriera del marito ma addirittura la stimola e provoca (è lei ad avere la geniale idea primitiva, quella che poi porterà al Grande Successo) e che poi, ad un certo punto, viene come accantonata. Dapprima umiliata in una gabbia dorata dalle sbarre insopportabili e poi sostituita e cancellata da una «lei» giovane e rampante. In pratica una sua fotocopia aggiornata. Con un marito che l’ha sfruttata e poi, un classico!, la riduce alla fame. Solo che questa volta le cose vanno un po’ diversamente, perché Faye, l’eroina, ha già dovuto affrontare e superare esperienze inenarrabili da piccola. Sa cosa è il male, l’ha conosciuto, temuto e affrontato. E così essendo già riuscita una volta a rifarsi un’esistenza quando si chiamava Matilda («cosa sogni di fare nella vita, Matilda ?/ Diventare qualcuno./ Sei già qualcuno, no ? Qualcun altro/») si butta anche nel secondo più impegnativo esame. Altro che depressione, pianti solitari e pastiglie. Lei ha un’arma invincibile: la rabbia, unita alla sete di vendetta. E qui la Lackberg sa animare il romanzo in un crescendo che ipnotizza il lettore, oramai incapace di staccarsi dal testo. In certe pagine sembra quasi di essere tornati alla verve di Stieg Larson con la sua Lisabeth Salander, in altre invece pare di vivere la Svezia tutta modernizzata della Marklund. Solo che la Lackberg è la Lackberg, punto. Ed in questo suo romanzo dispiega tutto il suo repertorio da «regina del noir»: colpi di scena (con chicca finale!), analisi introspettiva, osservazione dell’animo umano senza pregiudizi (col bene che forse tanto bene non è, e il male…) e via dicendo.

Davvero una bella lettura. Perché i rapporti fra i diversi personaggi sono descritti con una psicologia rara (moglie:marito/ mamma: figlia/ padre:società, ecc), le ambientazioni azzeccate (ville sontuose e appartamentini semi-nacosti, shopping e cene di gala…), mentre nel sottofondo la Svezia rivela il suo animo più grigio. Altro che paradiso in terra…

«La gabbia dorata», 2018, di Camilla Lackberg, ed. Marsilio, 2019, tr. Laura Cangemi, pag. 410, Euro 19,90.

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