Camilleri, il terrone leone

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“Se muore mi consolerò pensando che non vedremo più in TV Montalbano, un terrone che ci ha rotto i coglioni.”

Questo è Vittorio Feltri, direttore di “Libero”, una fogna a cielo aperto conclamata, che vive di provocazioni continue, visto che giornalisticamente è una montagna di balle, notizie distorte e vaccate da far sembrare i tabloid americani dei giornaletti per signorine.

Ma non solo, in parlamento, durante l’omaggio al grande scrittore (25 milioni di libri venduti solo in Italia), in cui i parlamentari si sono alzati in piedi applaudendo, i deputati leghisti e di Fratelli d’Italia sono rimasti seduti con le mani sui banchi.

Qualcuno fa giustamente notare che anche al nemico morto, soprattutto se di valore, si concede l’onore delle armi.

Ma per tributare onore a un nemico, bisogna essere persone d’onore e non, come diceva Sciascia, ominicchi o piglianculo.

Aspettarsi dignità da gente della risma dei parlamentari di Lega o dai fascistelli di Fratelli d’Italia è veramente pretendere molto.

Soprattutto se pensiamo ad altri uomini, come i grandi politici che citava spesso lo stesso Camilleri. Ricordiamo Giorgio Almirante, leader dell’estrema destra dell’MSI, allora erede del fascismo, quando si presentò al funerale del segretario del Partito Comunista, Enrico Berlinguer. Il popolo comunista, stupito e anche irato per l’intrusione, lo vide inchinarsi di fronte alla bara del collega, un atto di rispetto in un’era dove la dignità degli uomini aveva ancora un valore che non era ancora stata cancellato da vent’anni di idiozie berlusconiste e di pagliacciate leghiste.

Almirante e Berlinguer lavorarono insieme, negli anni del terrorismo, per il bene della nazione, oggi la nazione è ridotta a un vuoto simulacro in cui ogni idiota ficca quello che gli piace, come in una pizza da asporto.

Camilleri era un uomo d’onore e grande narratore e meritava di essere rispettato. Come meritava di essere rispettato Indro Montanelli, che, seppur uomo di destra, aveva l’onestà intellettuale che oggi manca a molti. E di sicuro manca a quegli ominicchi e a quelle donnine che sono rimasti seduti nel parlamento italiano. Ieri è stata scritta una pagina di tristezza e pochezza nella storia della Repubblica.

Ieri uomini piccoli hanno ballato sulla tomba di un leone, che però, alla facciaccia loro, leone rimane, anche da morto.

E che la piantassero di rompere i cabasisi questi mezzi uomini.

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