Donna al comando, uomo disperato…

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Voglio soffermarmi su un aspetto della vicenda Carola Rackete, e non riguarda gli aspetti giudiziari, che seguiranno il loro corso.
Riguarda la reazione dell’italiano medio-basso incolto nei riguardi di questa tipologia di donna.

– non la puoi comandare, non esegue ordini…e vai con la proiezione della frustrazione…una donna che non esegue ordini, da impalare come minimo.
E infatti le offese hanno un carattere liberatorio, evidenza matematica della frustrazione maschilista;
– Non solo non è comandabile, ma è un Capitano, e vai con il corto circuito mentale…Una capitanessa? tragedia psicologica nel maschio italiano;

– Dorme con i neri, anzi “negri” nella stessa barca, e ne determina la vita: ed ecco che i neuroni si confondono definitivamente, in un poema epico di frustrazione che si esprime in un mix di autodichiarazione inconscia di omosessualità tarpata, razzismo che nasconde pruriti inconfessabili, pensieri e immaginari stuzzicanti.

Perchè cio’ che è emerso, in questo degrado immane, è la consistenza culturale del maschio italiano, incapace di concepire una donna al comando, incapace di concepire nella donna caratteristiche ritenute arbitrariamente maschili, il mare, il comando, la determinazione.
Ed è tale, questa frustrazione, da non avere riscontro nemmeno nelle offese, come in una incapacità di trovare parole per esprimersi: 4 falli dovrebbero penetrarti…ha vomitato qualcuno non trovando sfogo nel suo immaginario.
Le offese sono iperboliche, come in un crescendo rossiniano. Ricordo esempi importanti nel medio evo, di questo atteggiamento, quando la frustrazione nei riguardi di certe donne portava prima alla tortura, poi allo squartamento pubblico, e poi al rogo, perchè non esisteva punizione che potesse arginare l’odio accumulato.

La verità unica e sola è che Carola Rackete non si puo’ controllare.
Uno spaccato di una Italia che esiste, esisteva, nascosta senza voce. Prima che qualcuno ne amplificasse il segnale.
C’è del torbido, e non sono le acque di Lampedusa.
Curatevi.

Francesco Ferla

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