Elio e fosforo, attenti a quei due

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La nobiltà d’animo è merce rara. Ma anche tra i gas cosiddetti nobili ce ne sono alcuni che scarseggiano sempre di più. È il caso dell’elio. Il rischio è di rimanerne senza. E non per forza c’entrano i palloncini. Anzi. L’elio è utilizzato in svariati altri ambiti della nostra vita. È un elemento prezioso. Tanto utile e prezioso che ormai è diventato merce rara, non si trova più come un tempo e diventerà sempre più difficile averne.

Finché si tratterà di gonfiare palloncini tirando fuori l’aria dai polmoni, passi. Va anche bene. Poi però la musica cambia quando scopri che, per le sue proprietà, l’elio è un gas fondamentale nella produzione di apparecchi diagnostici come lo sono le macchine per la risonanza magnetica o per i razzi che portano in orbita satelliti, sonde ma anche l’uomo.

L’idea che il secondo elemento più abbondante dell’Universo, dopo l’idrogeno, in futuro possa essere difficile da trovare farà forse sorridere qualcuno. Così come manda letteralmente ai pazzi tutti coloro che ne conoscono molto bene l’utilità pratica. Perché tanto è abbondante su di una stella com’è il nostro Sole, in buona parte composto di elio, tanto raro lo è su di un pianetucolo, su di un granello di sabbia qual è la Terra rispetto alla vastità del cosmo.

Sì. Se dovesse venire a mancare le conseguenze sarebbero drammatiche soprattutto per chi soffre di problemi respiratori. Ma anche per la ricerca scientifica. Senza contare che l’elio liquido è anche un ottimo refrigerante. Attualmente, il 90% dell’elio in commercio è prodotto da tre Paesi. Stati Uniti, Algeria e Qatar. Ed è bastato proprio l’embargo decretato due anni fa dagli Emirati Arabi sulle esportazioni del Qatar a originare il problema e la scarsità che stiamo attraversando oggi.

La maggior parte dell’elio che abbiamo a disposizione si trova intrappolato sotto la crosta terrestre nelle vicinanze di giacimenti di petrolio e di gas naturale. A raccoglierlo come sottoprodotto dell’estrazione di materie prime ben più redditizie sono le stesse compagnie petrolifere. Ma tra gli elementi da tenere d’occhio, per via delle sue scorte in via d’esaurimento, non c’è solo l’elio. C’è anche il fosforo di cui il nostro corpo in parte è composto. Ne abbiamo circa mezzo chilo, perlopiù sotto forma di fosfati presenti nei denti e nelle ossa. Inoltre l’industria fa largo uso di alcuni suoi derivati nella produzione di porcellane, acciai, vetri e bronzi.

Il fosforo e i suoi composti li ritroviamo pure nelle capocchie dei fiammiferi, ma il suo utilizzo principale, insieme all’azoto, si ha in agricoltura con i fertilizzanti. Considerando l’enorme sfruttamento che ne abbiamo fatto negli ultimi decenni, in particolare proprio nella produzione agricola, sappiamo che le riserve potranno bastare per i prossimi 30/40 anni se continueremo a farne un uso così massiccio proprio come accade ora.

Insomma la nostra Terra, l’unica che abbiamo a disposizione, rischia di afflosciarsi come un palloncino sgonfio. Manco fossimo a una festa finita ieri. Il tempo degli sprechi è terminato. Le preziose risorse che ancora abbiamo a disposizioni vanno usate meglio. Con parsimonia. Altrimenti il rischio che noi tutti corriamo è uno solo. Quello di rimanere presto con un cerino spento in una mano e un pugno di mosche nell’altra.

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