Finzi Pasca e il Popolo

Cronache da una Fete des Vignerons da ufficio del turismo.

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La Fete des Vignerons in corso a Vevey è arrivata alla sua dodicesima edizione ed è costata la bellezza di 100 milioni di franchi. Niente male, soprattutto se si pensa che non c’è stato nessun intervento dello Stato per sostenerla. Tra gli sponsor anche Nestlè, ciò che indica bene quando la Confrérie des Vignerons, l’istituzione che la organizza, è ben inserita negli ambienti che contano. Quelli del potere economico e politico della regione.

Niente di nuovo sotto il sole: in fondo la festa, la cui prima edizione data del 1797, è un’invenzione della borghesia cittadina che – in piena Età dei Lumi – ha voluto raccontare il mondo contadino interpretandolo attraverso la retorica di Rousseau del “buon selvaggio” e, secondo la definizione dello storico Eric Hobsbawm, inventando una tradizione.

Eppure, nelle sue 12 edizioni, ognuna delle quali più imponente e fastosa della precedente, la Fete des Vignerons è riuscita a trovare un suo spazio nel cuore del Popolo, coinvolgendo figuranti, membri di cori e bande che di generazione in generazione si sono tramandati costumi e ruoli, facendo dell’evento una festa molto attesa. Ma anche molto criticata: ogni edizione ha avuto i suoi protagonisti e ha veicolato un’idea di “svizzeritudine” influenzata dai tempi.

La festa 2019, la dodicesima, a vent’anni dalla precedente tenutasi nel 1999, ha avuto come regista Daniele Finzi Pasca, ticinese conosciuto per le sue opere teatrali ma anche per la regia di eventi enormi
come l’apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi. Un elemento in più per attendere questa edizione della Fete con interesse.

È con questo spirito che sono entrato nell’arena da ventimila spettatori: emozionato, anche perché sono un cultore delle tradizioni popolari e della musica tradizionale.

Lo spettacolo che si è svolto sotto i miei occhi è stato – oltre che noioso – inutilmente fastoso e kitsch. Una stratificazione di colori (nelle luci, nel pavimento fatto di Led, nei costumi) eccessiva; una ridondanza di contenuti francamente indigesta. Una delle invenzioni di Finzi Pasca, il corpo dei “Cent pour Cent” che accompagna i “Cent suisses”, sostituisce le alabarde di questi ultimi con delle specie di bastoni illuminati, ed è subito Star Wars. Certo, c’è un lodevole intento di modernizzazione: nei “Cent pour cent” ci sono anche donne, al contrario che nei “Cent suissesC, che rappresentano un corpo di mercenari armati. E c’è un uso eccessivo dell’enorme pavimento fatto di Led sul quale si svolge lo spettacolo al centro
dell’arena: grafiche, colori sgargianti, simboli che appesantiscono inutilmente uno spettacolo già di per sé ipertrofico.

A un certo punto, nella scena che parla del rinnovo della vigna e della distruzione con il fuoco dei vecchi ceppi, sullo schermo Led a terra appare pure un’enorme fenice dorata e metallizzata, simbolo della rinascita attraverso il fuoco. Una trovata di dubbio gusto, che ricorda più le pubblicità di una marca di auto che non una tradizione antica come quella dell’arte della vigna.

Ma il culmine della festa è il “Ranz des vaches”, che prevede l’arrivo nell’arena di 40 vacche attentamente selezionate, accompagnate dai bovari nei costumi della Gruyère e da una torma di spazzini che hanno il compito non facile di pulire le chilate di cacca che vengono deversate sul pavimento. Il brano che accompagna questo momento è lo «Lyoba», un canto questo sì tradizionale, che si perde nella notte dei tempi e che è un po’ uno dei tanti alternativi inni svizzeri.

Maria Bonzanigo, la compositrice principale delle musiche della Fete ha scelto di farlo cantare non da un solista, come in passato, ma da 12 cantanti (non professionisti), anche loro selezionati attentamente attraverso una selezione piuttosto severa. Il momento è magico, davvero, e il canto arrangiato molto bene e semplicemente. Il problema è il contorno: durante tutto il canto sul pavimento di Led appare fisso un simil-prato della Gruyère, di un verde così brillante e improbabile da risultare ridicolo. E come se non bastasse sugli schermi ai lati dell’arena appaiono immagini in 4k della Gruyère. «Meno è meglio», un adagio pieno di saggezza.

Che Daniele Finzi Pasca voglia lanciare un’agenzia turistica? In fondo non ci sarebbe da vergognarsi e il settore è pieno di opportunità: ci si possono fare degli amici importanti come Vladimir Putin o il mondo economico-finanziario che gira intorno alla Confrérie des Vignerons.

Si può diventare il maestro di cerimonia dei potenti e magari irretire il popolo e la critica, ma l’arte e le tradizioni popolari – per fortuna – sono un’altra cosa.

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