Ghiggia l’inossidabile

Estratto dal sarcofago ogni quattro anni, Battista Ghiggia, candidato di punta alle federali per i leghisti, si appresta nuovamente a mettere fuori la faccia. È lecito chiedersi cosa abbia fatto in questi quattro anni o nei quattro anni precedenti.

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Ghiggia è come il fiore dell’agave, che germoglia ogni cinquant’anni per il suo fugace momento di gloria. È come Ironman, inossidabile e indistruttibile. La vera cosa miracolosa però, come per Quadri, è che nonostante il vuoto pneumatico del suo agire, viene votato lo stesso. È un meraviglioso regalo sulla fiducia che l’elettorato leghista fa a Battista, che forse, con quel nome da autista e maggiordomo, rassicura i suoi fan.

Fan che gli perdonano non solo di essere un rigommato ex PPD, ma anche di non avere praticamente mai fatto politica per la Lega in alcun consesso. Una cosa però sa fare bene Ghiggia, paciugare con i conti offshore, (leggi qui). In realtà qualcosa Battista in quattro anni lo ha fatto: durante la campagna leghista “No Billag”,aveva espresso un opinione a favore. Poi più nulla, Ma nulla nulla. Il che è anche offensivo, cribbio. Manda almeno gli auguri a Natale o per i compleanni, saluta ogni tanto i tuoi elettori, esprimi uno straccio di opinione sul festival di Locarno o sulla conservazione in grotta del Tilsiter. No, manco uno straccio di reazione.

Ghiggia sembra uno di quei monaci buddisti che restano in meditazione per anni e poi, quando gli gira, buttano lì una frase zen che i discepoli si scervellano altri quattro anni a cercare di decifrare. La cosa affascinante è che personaggi così esistono solo nella Lega.

Nessun altro partito darebbe credito a uno che è nessuno, spunta dal nulla, non fa nulla e scompare appena finite le elezioni. Perché ricordiamolo, il leghismo è una fede, come quella calcistica. Il voto si dà sulla fiducia alla squadra, chi schierare non è un problema dell’elettore ma dei colonnelli, che dirigono il club con il pugno di ferro. Compreso questo si capisce il fenomeno Ghiggia-nullità e il suo successo. Un successo non dovuto a meriti particolari o a incredibili capacita affabulatorie, ma semplicemente al fatto che glielo mettono lì e loro lo votano. Se al posto di Ghiggia ci fosse un totem maori o una caffettiera Bialetti sarebbe la stessa identica cosa.

Per cui bentornato, Battista Ghiggia, qualunque cosa succeda siamo sicuri di rivederti tra quattro anni uscire dal tuo sarcofago, magari con qualche capello bianco in più ma con l’inossidabile certezza che non avrai fatto un fico secco.

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