Giù le mani dall’Avs (e dal secondo pilastro)

Di

Il futuro dell’Avs rimane incerto nonostante le recenti misure temporanee di risanamento. Il tema comporta diversi aspetti interconnessi. Uno di questi è che il numero dei beneficiari è in continuo aumento, il che è solo in parte vero.

Come spiegato chiaramente da Diego Lafranchi su “laRegione” del 21 giugno, l’aumento dei beneficiari in percentuale è relativamente costante e anche in prospettiva futura la situazione non cambia: tra quest’anno e il 2030 il numero dei beneficiari aumenterà del 3%, in linea con i decenni passati. Sono invece aumentate le rendite. Dal 1948 ad oggi l’aumento della minima è stato di 29 volte e la massima di 59 volte (nello stesso periodo l’indice dei prezzi al consumo è passato da 200 a 1100). Il problema su dove e come reperire i fondi per il futuro finanziamento rimane. Lafranchi, giustamente, ragiona sulla produttività e sulla ripartizione del valore creato. Nel nostro Paese – pur avendo una situazione migliore rispetto ad altri – l’aumento della produttività è andato al capitale e molto meno al lavoro. Ora, è chiaro, che in situazione del genere (diffusa in tutti i Paesi industrializzati) le risorse per le assicurazioni sociali si riducono percentualmente essendo lavoratori e datori di lavoro a finanziarla in egual misura sulla base della massa salariale.

Una prima soluzione sarebbe quindi quelle di coinvolgere nel finanziamento dell’Avs anche il capitale con una tassa. Il tema naturalmente è un tabù ma anche i tabù possono cambiare se si riuscisse a creare un consenso politico sufficiente ampio. Dal punto di visto teorico il tema era già stato affrontato dall’economista James Tobin nel 1962 ma nonostante i consensi di facciata la sua tassa sulle transazioni finanziarie speculative non è mai stata applicata. Eppure, una misura simile è centrale e a maggior ragione per il secondo pilastro la cui copertura è iniziata a scendere dopo che il nostro parlamento (nel 1999) ha dato luce verde alla possibilità di investire i capitali in gestione nei mercati finanziari. In fondo si tratterebbe solo di adattarsi ai cambiamenti voluti e cavalcati dalla maggioranza dello schieramento politico. E sarebbe fondamentale in un periodo in cui i tassi di interessi sono vicini a zero se non addirittura negativi.

Naturalmente esiste anche la possibilità di creare un fondo di finanziamento delle assicurazioni sociali, grazie a una nuova vendita di oro da parte della Bns. Quando nella prima metà degli anni 2000 la banca nazionale vendette parte delle sue riserve, incassò circa 21 miliardi. Perché non rifare l’operazione proprio a favore delle assicurazioni sociali? In fondo si tratta di un “tesoro” di proprietà del popolo svizzero.

Il tema è comunque complesso e se si vorrà garantire un futuro all’Avs – argomento che non dovrebbe nemmeno entrare in discussione – si dovrà inevitabilmente operare su più fronti. Oltre a quanto detto sopra si andrà verosimilmente verso un pensionamento più flessibile come già fatto in altri Paesi. Naturalmente sarà necessario fissare dei parametri ben precisi. È inimmaginabile che i lavoratori che fanno lavori pesanti per tutta la vita possano andare oltre i termini attuali mentre per altre professioni bisognerebbero concedere una maggiore flessibilità con bonus e malus a dipendenza della data di pensionamento decisa dal lavoratore.

In conclusione, il futuro dell’Avs non dovrebbe essere in pericolo a condizione però che si abbia il coraggio di introdurre i correttivi necessari, con misure che devono essere pluriformi e adattate all’evoluzione della società contemporanea. Purtroppo, attualmente siamo ben distanti da una soluzione del genere.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!