Il missile che doveva uccidere Salvini

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Sembra la sceneggiatura di un B-movie di fantapolitica, o di un film di James Bond. Secondo il ministro dell’Interno, il missile sequestrato nella retata in cui è finito anche un ticinese, era destinato a lui.

Le prove? Nessuna, la Procura nega che ci siano riscontri oggettivi ma chissenefrega. La parola del minestrone dell’Interno è sacra. In seconda battuta ci si dovrebbe chiedere perché della teppaglia legata a Forza Nuova e ai movimenti neonazisti avrebbe dovuto far fuori il proprio migliore sponsor dai tempi dell’armistizio nel 1943.

Se è vero che 20 anni di berlusconismo hanno sdoganato i fascisti in Italia, è anche vero che l’ultimo anno col governo dei 5 Stelle e la Lega ha creato una notevole recrudescenza di odio, razzismo e violenza nei confronti di immigrati e stranieri. Capofila di questa ondata d’odio, applaudita dai ceffi di Casapound e Forza Nuova è proprio il ministro Salvini.

Il ministro dell’Interno si affanna a dire che è stato lui a segnalare quell’arsenale da guerra, (come, non si capisce) e che era una delle minacce di morte da lui ricevute.

Cioè, fatemi capire, qualcuno ti minaccia di morte dicendo che ti tirerà un missile e ti avvisa? In più che fa, lascia l’indirizzo? Impressionante rimane la faciloneria con cui Salvini rilascia dichiarazioni in stile Trump senza avere prove né riscontri. Un agire a cui ci ha abituati, un circo a solo uso e consumo dell’opinione pubblica e non della verità.

Peccato che la Digos abbia ricevuto la soffiata da un ex agente del KGB che avrebbe parlato di un presunto attentato a Salvini, La procura di Torino però dichiara che non vi è alcun riscontro fattuale. In pratica quello che dice il russo non è suffragato da alcuna prova.

Resta il fatto, ormai plateale per tutti, che Salvini in questi dolorosi (per lui e per la Lega) giorni del Moscagate, lo scandalo dei fondi russi per finanziare la Lega, continua a cercare di sviare l’attenzione dell’opinione pubblica. Un esercizio abbastanza plateale per chi è del mestiere o non è scemo del tutto. Tanto più la questione è emotivamente forte, tanto più lo scandalo russo finisce nel rumore di fondo. L’idea dell’attentato, che a chi non lo sostiene sembra un’idiozia galattica, potrebbe invece avere presa sui suoi sostenitori, che si chiudono a riccio intorno al leader appena lo percepiscono minacciato.

Infatti in questi giorni, Salvini è passato dall’ironia e dal dileggio, all’inventarsi questioni alternative e fortemente emotive che pubblica sui social. Quanto alla richiesta di delucidazioni sui fondi russi, scappa, tace, non risponde.

Rilassatevi se siete amici di Salvini, quel missile non era certo destinato a lui. Preoccupatevi se non lo siete, perché un arsenale come quello sequestrato, con fucili a pompa, mitragliatori e lanciarazzi, non era certo stato creato per ammazzare i topi che ruzzano tra i rifiuti la notte.

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