Leila, figlia mia

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La cinematografia indiana è forse quella che più di tutte è ingabbiata e soffre per gli stereotipi. L’immagine che noi occidentali abbiamo dei film indiani è ancora troppo legata alle pellicole fatte di momenti canori
ingiustificati, costumi esagerati e scene talvolta ridicole. Ma Bollywood è anche tanto altro, di più e di meglio. E se c’è una cosa positiva nella globalizzazione del mercato cinematografico legata ai servizi di streaming, è che ci permettono di ampliare i nostri orizzonti. Scoprendo meraviglie inaspettate. Svelando gemme preziose che mai avremmo immaginato.

“Leila” è una serie tv in sei episodi diretta da Deepa Mehta, Shanker Raman e Pawan Kumar, che racconta un’India che non ti aspetti. Più cupa e grigia di quella che conosciamo. Ambientata nel 2047, a cent’anni dall’indipendenza dall’Impero britannico, il Paese deve fare i conti una terribile siccità. Un problema peraltro
noto ai cittadini indiani già oggi. Pertanto, una sorta di dittatura militare conosciuta come “Aryavarta” è salita al potere e ha instaurato un regime profondamente nazionalista e oppressivo. Il regime ha anche offerto nuova linfa vitale al sistema delle caste indiane, evolutesi in forme ancor più settarie e discriminatorie al punto che la segregazione si è fatta brutale e violenta.

La protagonista Shalini vive però una vita relativamente agiata in quanto Hindi benestante. Ma il suo idillio s’interrompe quando un’operazione di pulizia etnica uccide suo marito (un musulmano), rapisce la figlia “mezzosangue” dei due e rinchiude Shalini in un campo di “rieducazione” allo scopo di purificarla dal suo matrimonio peccaminoso. La sua discesa all’inferno e la successiva ricerca di giustizia e della figlia che le è stata tolta, ci danno un’idea dell’impianto morale e sociale di un’India che ricorda molto l’india attuale, il tutto filtrata attraverso una prospettiva inedita e di sicuro impatto visivo. Un esempio sono le mura che separano città e distretti in base alle caste, ovvio riferimento alla giustizia della lotta per abolirne il potere.

Altri spunti interessanti sono poi dati dal fatto che si tratta di una storia incentrata innanzitutto sul dramma di una donna,
una vicenda al femminile, un genere poco esplorato in India, ma non per questo più battuto in Occidente. Detto ciò “Leila” è una tipica serie concepita per il binge-watching, cioè l’atto di vedere tutti gli episodi in un sol fiato. Per questa ragione siamo costantemente bombardati da eventi e sviluppi che si avvicendano sullo schermo forse con un ritmo a volte un po’ troppo forsennato.

Il respiro della narrazione e il susseguirsi degli eventi potrebbe essere l’unica critica che mi viene in mente per una serie che, per il resto, vi consiglio assolutamente di vedere soprattutto per scoprire la magia di un’India che ricorda da vicino il meglio della fantascienza distopica, a partire dal capolavoro di Alfonso Cuaron intitolato “I figli degli uomini”.

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