Lo Strega lo ha vinto Antonio Scurati, non Benito Mussolini.

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Antonio Scurati ce l’ha fatta. Dopo due posti d’onore, nel 2009 dietro a Tiziano Scarpa e nel 2014 secondo a Francesco Piccolo, lo scrittore nato a Napoli ma trapiantato a Milano è finalmente riuscito ad aggiudicarsi il premio più ambito della letteratura italiana: il premio Strega.

La vittoria se l’è aggiudicata con un romanzo pronosticato e dunque ad alto rischio di trombatura. Il titolo, «M. il figlio del secolo», presta infatti il fianco a diversi pregiudizi. Un argomento molto delicato, in pratica la biografia del Duce, in un momento più delicato ancora: infatti sulla scena politica italiana (e non) un qualche epigono del dittatore lo si riesce a intravedere. Non bastassero questi due antefatti ecco un altro paio di handicap oggettivi, e dichiarati: la sua imponente mole (più di 800 pagine!) e la sua annunciata incompletezza, infatti «M. il figlio del secolo» non è che la prima parte di una trilogia che sarà. Qui ci si occupa degli anni che vanno dal 1919 al 1925. Ovvero dalla nascita alla conquista del potere.

I pregiudizi non hanno avuto necessità di stimoli per manifestarsi subito. Fin dal suo apparire, era il mese di settembre scorso (un piccolo dettaglio: ora «M» è già nei tascabili …) non vi era conversario o dibattito librario su quotidiani e riviste che non dedicasse qualche stoccata a Scurati. Forse anche perché sempre allo Strega si era rivelato, con Scarpa in special modo, un cattivo perdente e gli stracci volati nel 2009 hanno lasciato qualche segno … . Fatto gli è che fin da subito «M.» non è stato accolto benissimo. La critica più feroce è stata quella per cui lui, Scurati, si è avvalso del lavoro degli studenti della scuola dove insegna. Un’altra, ed è arrivata dalle colonne del prestigioso Corriere della Sera, è stata firmata dallo storico ed editorialista Ernesto Galli Della Loggia, che in pratica ha definito Scurati come «traditore»: «incongruenze, sviste e anacronismi: chi legge deve poter distinguere realtà a finzione per cui il libro di Scurati non va osannato perché la verità non va tradita». La risposta non si è fatta attendere e, risultato dello Strega alla mano, è stata pure accettata dall’opinione pubblica. In sintesi Scurati ha ribadito il concetto per cui il «raccontare non rientra nell’orbita della scienza ma in quella dell’arte», per cui … . Fin da subito Scurati è stato bravissimo nello schivare i colpi. Basti pensare ad una delle primissime presentazioni di «M», a Pordenone, nel settembre scorso. Al momento delle domande un lettore chiede se dare microfono ad un fascino oscuro non sia un po’ temerario. Lo scrittore, anche supportato dai tantissimi documenti studiati e dalle riflessioni successive, ha risposto lapidario: «il problema non è sul palco ma … in platea». E in effetti basta dare un’occhiata veloce ai social per intuire la brutta aria dominante di questi tempi (ogni riferimento a Carola Rackete è puramente non casuale!).

Il romanzo di Scurati è però bello e suggestivo in sé. La storia di questa vita, con gli alti e i bassi, le paure e le follie, i timori e l’affermazione spavalda, tutto questo cattura il lettore che, pur già conoscendo il finale, si fa coinvolgere da uno stile chiaro e appropriato. Nulla tralascia l’autore, non i momenti in cui Benito in piena consapevolezza assume il comando di un gruppo di sbandati (rapinatori, delinquenti e gente così) oppure quando va a disquisire con D’Annunzio. Un bel libro, che merita di essere letto e che ha meritato anche il premio Strega

«M. Il figlio del secolo», 2018, di Antonio Scurati, ed. Bompiani, 2018, pag. 839, Euro 24,00.

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