L’orribile amore di mamma

Abusi sessuali ripetuti, violenze carnali, anche di gruppo e filmati. Un orrore senza fine a processo per una coppia del Bellinzonese, denunciata tre anni fa ed oggi a giudizio. Chi doveva proteggere ha torturato, chi doveva amare ha distrutto. Una testimonianza esclusiva della vicina di casa.

Di

Filastrocca delle parole:
si faccia avanti chi ne vuole.
Di parole ho la testa piena,
come dentro ‘la luna’ e ‘la balena’.
Ma le più belle che ho nel cuore,
le sento battere: ‘mamma’, ‘amore’.

Gianni Rodari ha accompagnato la nostra infanzia, uno dei più grandi scrittori per bambini e ragazzi ci racconta col suo fare scanzonato e gentile un amore che tutti diamo per scontato.

Quello per la mamma, quello per il papà.

Ecco perché restiamo attoniti e inorriditi per il processo che si sta tenendo in questi giorni ad una coppia del Bellinzonese. Quelle che sembravano persone perlomeno normali si rivelano ai nostri occhi come i mostri della porta accanto. Già il Ticino ha in passato affrontato storie truci e angosciose di pedofilia, basti solo ricordare il caso Bomio che tutti conoscono o anche quelli insospettabili di un Consigliere Comunale a Castione (leggi qui) o di un Gran consigliere Sangallese (leggi qui).

Per capire meglio, abbiamo contattato una vicina di casa dei due accusati, che non è restia a parlare. La descrizione che fa la donna è netta e senza sbavature. Descrive la coppia come persone astiose e cattive, il marito sempre pronto alla lite e alla prepotenza e la moglie un’alienata che non salutava mai.

L’uomo avrebbe addirittura minacciato di ucciderle i gatti convinto che urinassero sulla sua auto.

La figlia veniva vista passeggiare spesso coi cani di cui si occupava, era taciturna e disturbata, non dava confidenza e non parlava. A posteriori è anche comprensibile il perché.

La vicina asserisce che si capiva che c’era una situazione di disagio abbastanza palese, ma lei la imputava al carattere astioso dei genitori.

La coppia viveva in una casa discosta e secondo i vicini non avrebbe avuto nemmeno l’abitabilità, i figli invece, a quanto pare, vivevano in una cascina nel giardino, sembra al limite del decoro. L’uomo, impiegato in un grande magazzino della regione, aveva destato sospetti presso i vicini perché a un certo punto aveva cominciato a comprare un camper nuovo, poi una BMW e una moto di grossa cilindrata. Sfizi difficili da togliersi con una famiglia di 4 persone e uno stipendio da commesso.

Il resto è storia nota, la polizia che si reca dalla famiglia e dopo un paio di giorni preleva i genitori in seguito alla segnalazione della figlia che, esasperata dalla situazione e ormai degradata psichicamente racconta tutto.

Oggi ci rimangono questi due tristi e angosciosi figuri, per cui la procuratrice Marisa Alfier ha chiesto più di cinque anni di pena. Un costo irrisorio in fondo, per le vite bruciate dei due figli, che difficilmente si riprenderanno dall’orrore che hanno subito.

L’ennesima storia di degrado che ci circonda e che non riusciamo a capire, storie che ci fanno venire i brividi e che causano dolore anche solo a pensarle, se anche solo cerchiamo di comprendere l’abisso di terrore e dolore in cui chi doveva amarci ci ha invece gettati.

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