Lübcke: un omicidio che porta in Svizzera

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Se la morte a inizio giugno di Walter Lübcke era sembrata quantomeno sospetta (leggi qui), ora che l’uomo arrestato per l’assassinio del politico tedesco ha confessato, tutto quello che temevamo ci potesse essere dietro questa brutale esecuzione, va ben oltre la nostra fervida immaginazione e chiama in causa perfino la Svizzera.

Ad aver ucciso l’esponente della CDU adducendo deliranti motivazioni politiche, legate alle posizioni di Lübcke favorevoli ai migranti, è stato un esponente dell’estrema destra tedesca. Una di quelle teste vuote con il cuore gonfio d’odio che sempre più spesso dalle minacce e dalle dichiarazioni razziste a mezzo social passano ai fatti senza che ci sia qualcuno in grado d’impedire che questo accada.

Stephan Ernst, 45 anni, aveva in passato ricevuto condanne per violenze contro migranti e aveva avuto rapporti con diversi gruppi di estrema destra. Inoltre, grazie alle perquisizioni seguite alla confessione del suo gesto, sono state ritrovate nella sua abitazione numerose armi, compresa quella del omicidio. Tra i ritrovamenti, pure un fucile a pompa semiautomatico e un mitragliatore Uzi, munizioni comprese.

Tutto questo a dimostrazione della chiara radicalizzazione del fenomeno e del micidiale pericolo che esso porta con sé. Le indagini in corso hanno anche fatto emergere un altro aspetto ben più inquietante: il collegamento e il sostegno del gruppo al quale apparteneva Erns arrivano diretti come un treno ad alta velocità fino in Svizzera. Gli inquirenti tedeschi hanno infatti evidenziato un chiaro collegamento tra l’assassino e il Gruppo C18 (detto anche “Kampftruppe Adolf Hitler”), considerato il braccio armato dell’estrema destra europea.

E, lo scorso anno, ad aver tracciato un collegamento del Gruppo C18 con alcuni gruppi elvetici era stato nientemeno che il SonntagsBlick, raccontando come la Svizzera funga da campo di addestramento per questa gentaglia, sostenendoli non solo con armi e corsi di tiro. Ci si troverebbe di fronte a vere e proprie prove di iniziazione per i nuovi affiliati del C18 che sarebbe appunto organizzate in Svizzera con il benestare dei gruppi di estrema destra locali.

Sebbene il Governo tedesco ora, alla luce dei fatti, prometta un giro di vite è evidente come l’intera Europa, Svizzera compresa, sia seduta su di una bomba a orologeria pronta a esplodere in qualsiasi momento. Con stragi e fatti di sangue in cui l’odio razziale o contro i migranti spesso non è altro che una scusa bella e buona con la quale dare sfogo ai peggiori istinti di certi individui che covano e coltivano il proprio malessere esattamente come se fossero tizzoni ardenti, lì a covare sotto la cenere di un’apparente normalità, che però tale non è. L’esecuzione di Walter Lübcke, con un colpo di pistola sparato alla testa, insegna.

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