Perchè diavolo dovremmo tornare sulla Luna

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Prendiamo tanto in giro i terrapiattisti, ma in realtà molti di noi credono che sulla Luna non ci abbiamo mai messo piede. Non è la stessa cosa, ma siamo lì. La non smentita dell’allora Unione Sovietica, la conferma di altre agenzie spaziali, la scannarizzazione della Luna dei giapponesi che riporta in digitale tutti i segni dell’allunaggio del ’69, i campioni di sabbia lunare riportati dagli astronauti dell’Apollo 11, i manuali (oggi sul web in pdf) facilmente consultabili che spiegano minuziosamente a livello tecnico come funzionava il razzo Saturn 5 usato per lo sbarco, la targa di acciaio inossidabile tutt’oggi visibile lasciata allora da Neil Armstrong… sono tutte prove (ma ce ne sono altre) che confermano la più grande impresa dell’uomo.
Tenendo per scontato che l’allunaggio ci sia stato, quindi, oggi, 2019, molti enti – pubblici e privati – parlano di un rocambolesco ritorno dell’uomo sulla Luna. Sorge una domanda spontanea: è davvero necessario?
La risposta breve è: ASSOLUTAMENTE SÌ.
Se sei pigro, l’articolo finisce qui. 
Altrimenti c’è la risposta lunga (e più interessante). 
Partiamo da un dato che non tutti sanno: la Luna ha due “facce”, quella visibile e quella nascosta che per millenni l’uomo non ha mai avuto la possibilità di vedere, almeno fino al ’59, quando una sonda sovietica non la fotografò. Fu da subito sorprendente notare che la faccia nascosta è più ammaccata di crateri, ma molto carente di oceani, oltre che provvisto di altopiani. Il 3 gennaio 2019 i cinesi ci hanno collocato una navicella spaziale senza equipaggio per studiare maggiormente sia il terreno, sia lo strano fenomeno che contraddistingue una superficie lunare dall’altra. 
Il punto, però, è un altro. Se qui sulla Terra, a causa delle placche tettoniche sempre in movimento, i milioni di detriti cosmici riversati sul nostro pianeta sono ormai introvabili, ciò non vale per la Luna che ha un ambiente “fermo”, o perlomeno “rallentato”. Il nostro satellite, in altre parole, rappresenta de facto la nostra più grande biblioteca. Stavolta, invece di graffiare la superficie lunare, possiamo scavarla e, scavando, è possibile scoprire TUTTO quello che è successo nel Sistema Solare negli ultimi 4.4 miliardi di anni (se non anche oltre), oltre che a capire come si è formata la Luna attuale (ci sono attualmente due ipotesi basate proprio dalla differenza delle due facce: la prima contempla la possibilità che in epoca remota ci fossero DUE satelliti terrestri e il più piccolo si è “dolcemente” schiantato sul più grande; la seconda ipotizza che la “dolce” collisione sia avvenuta da un bolide venuto da fuori)!
Siamo già stati sulla Luna, è vero, ma lo scopo della missione aveva più un carattere politico e propagandistico che un’utilità scientifica. Inoltre, all’epoca c’erano molte meno apparecchiature in grado di trivellare la pavimentazione lunare e l’operazione era chiaramente più complicata rispetto a ora. L’aspetto ulteriormente fantastico è che la Luna è stata anche una sorta di registratore che, strato dopo strato, ha “improntato” le attività del Sole in questi miliardi di anni. Siamo di fronte all’inizio di una nuova era scientifica che rivelerà alle nuove generazioni tante di quelle incredibili scoperte che oggi ancora ignoriamo. In ultimo bisogna ammettere che tornare a mettere piede sulla Luna significherebbe imparare a vivere in un luogo completamente non-terrestre; oltre che ad essere una palestra per missioni più impegnative (quella marziana, ad esempio) potrebbe diventare una base commerciale dove reperire metalli ed energia lunare. Come diceva Shakespeare, è tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.


di Michele Blum

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