Siate maledetti

Di

Tornerà, dicevano di me, un giorno all’improvviso. “Ma quant’è a quel giorno ed a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli dei cieli, neppure il Figliuolo, ma il Padre solo”.  E l’altro giorno, ho deciso di scendere giù, senza che nemmeno il Padre lo sapesse, senza nuvole, nè voci d’arcangelo e tromba di Dio: in incognito, un qualsiasi povero Cristo vestito di stracci. D’altronde l’avevo detto: Perché, io ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato nella vostra casa; ero nudo e mi avete dato i vestiti; ero malato e siete venuti a curarmi; ero in prigione e siete venuti a trovarmi…tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me!. Insomma, dopo 2000 anni ci si aspetta che sia un po’ chiaro.

Non lo era. 

Sono stato nelle vostre città, sotto le luci degli altari del vostro nuovo culto del consumismo, ero quel fagotto steso sul selciato lurido dei vostri passi indifferenti, gelido dei vostri sguardi schifati, freddi più del vento che mi entra nelle ossa. Ero il fantasma a cui avete sputato addosso, il sacco d’ossa che avete preso a calci, il cumulo di stracci a cui avete dato fuoco, perché vi dava fastidio la mia miseria, non vi piaceva vendessi rose per campare, o semplicemente volevate fare uno scherzo. Non mi avete dato da mangiare, non mi avete dato da bere, non mi avete dato vestiti. Siate maledetti.

Sono stato in un altro Inferno, che nemmeno il Padre mio sembra voler vedere, dove persino il Diavolo rifiuta di regnare. Ho visto demoni in forma d’uomo massacrare altra carne, stuprare anime, torturare vite. Ho visto il Male farsi carne come tale mi feci io dal Verbo, una blasfema creazione di dolore: sia fatto il buio, e il buio fu, è, sarà. Ho cercato il Padre, con mille nomi in cento lingue l’ho chiamato, ho urlato il suo nome dall’abisso dell’Umanità. Non ha risposto, o forse la mia voce era coperta dal pianto della sua Creazione violentata dai suoi Figli pervertiti. Siano maledetti.

Sono stato fra voi, mentre vedevate le  mie parole d’Amore dimenticate, calpestate, sommerse dallo sterco dell’Odio, mentre osannavate autoproclamati Sommi Sacerdoti che ostentavano il mio corpo martoriato in croce come si ostenta la testa ancora sanguinante della preda, vi ho visti schiumare e abbaiare come cani famelici mentre i macellai di anime vi sventolavano sotto il naso corpi da dare in pasto alla vostra sete di sangue. Vi ho visti chiudere porte, alzare muri, convincervi che il Prossimo vostro era solo quello che a voi faceva più comodo chiamare tale, che aveva avuto la fortuna di nascere dove voi siete nati. Vi ho visti ridurre la vita a numeri e cifre, gioire di fronte ad altre stragi di innocenti volute non dall’odio ma, peggio, dall’indifferenza dei nuovi Erode di fronte a cui vi prostrate vigliaccamente. 

Siate maledetti. Perché non è per questo che mi sono fatto frustare, umiliare, trafiggere da spine, inchiodare a un pezzo di legno. L’Amore che vi ho insegnato, che CREDEVO di avervi insegnato l’avete lordato con i vostri “Ma…”, sottomesso ai vostri volgari istinti, reso qualcosa di cui quasi vergognarsi. Per cosa sono crepato su quella croce? Per vedervi odiare il prossimo se non è come voi stessi, lasciare morire di fame, sete, freddo i vostri fratelli, ergervi a giudici del valore di una vita anziché dell’altra? Non è vostro, il Regno dei Cieli, anche se vi vedo, ogni domenica in prima fila, con le vostre belle famiglie tradizionali e i loro sordidi segreti, mentre vi ingozzate come maiali del mio corpo e con la bocca ancora piena vomitate il vostro odio sui vostri palcoscenici virtuali degni dei peggiori bordelli di periferia. 

E siete fortunati, che io predichi l’Amore, che se non avessi cambiato le regole chiederei ora stesso al Padre mio di incenerirvi come Sodoma e Gomorra, di annegarvi in un nuovo diluvio, ché almeno capireste cosa si prova a vagare alla deriva in mezzo alla morte. 

Ma sono la Via, la Verità e la Vita, così dicevo. E me ne torno sulla mia croce, a guardarvi dall’alto, a rivolgere il mio sguardo spento a quelli che come me sono agnelli innocenti sacrificati sui vostri luridi altari di propaganda e vanagloria,  perché io sono ognuno di loro, e ogni torto che fate a loro lo fate a me. E sembra non fregarvene niente. E ogni volta, mi inchiodate di nuovo a questa croce, ogni giorno mi uccidete: e per questo, ora e sempre, nei secoli dei secoli, siate maledetti.

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