Tutti pazzi (davvero) in Alabama

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Si sveglia dopo essere stato in coma per 66 anni. La prima cosa che fa è chiedere una Coca-Cola e il risultato dei New York Knicks. Oppure ancora: Elvis è vivo. Sta bene e ha ottantaquattro anni. Ha continuato a incidere canzoni per il mercato alieno dove è una leggenda, soprattutto nel sistema stellare Zeta Reticuli in cui si esibisce regolarmente con concerti tutti sold out. Altro che Vasco Rossi. Ecco. Queste sono di quelle notizie talmente assurde e palesemente fasulle da essere in linea col gusto di certi lettori. Roba che piace molto a una nicchia di lettori americani.

Loro sono abituati così. A cose bigger than life. A tutto ciò che è fuori dal comune. A notizie del tipo: le sparano durante una lite e lei, che era incinta, perde il bambino. Ecco perché, ora, la giovane donna è accusata dell’omicidio del bimbo che portava in grembo. E poco importa se, la notizia, in questo caso è vera. Ciò che conta è che sia assurda al punto giusto. Proprio così, in Alabama, uno di quegli Stati non proprio famosi per il rispetto dei diritti civili e l’integrazione degli afroamericani, Marshae Jones è stata arrestata e rischia fino a vent’anni di carcere, mentre la donna che le ha sparato è libera. È stata arrestata perché è una giovane di colore di nemmeno trent’anni? Forse anche. Ma soprattutto perché siamo in Alabama.

Lo Stato del profondo sud è salito di recente agli onori delle cronache (leggi qui) per una legge aberrante che vieta l’interruzione di gravidanza. La più restrittiva dell’intera nazione. Alabama in cui Marshae Jones verrà processata con l’accusa di omicidio colposo per la morte del feto che portava in grembo. In pratica la sua colpa è quella di aver inzigato la donna che le ha sparato, di aver fatto in modo che il proprio figlio (tecnicamente ancora un feto al quinto mese) si potesse trovare in una situazione di pericolo. Insomma, signori della corte, ci troviamo di fronte a una mamma sciagurata che invece di cercar d’attaccar brighe con un’altra donna per futili motivi avrebbe dovuto fare la mamma, proteggendo e prendendosi cura del proprio figlio.

Lo Stato dell’Alabama – dice Yellowhammer Fund, un’organizzazione per i diritti delle donne che ha deciso di assicurare gratuitamente l’assistenza legale a Marshae – ha voluto certificare che dal momento in cui una donna resta incinta è la sola responsabile della vita del bambino, e ogni azione intrapresa che possa impedirne la nascita è considerata un atto criminale. La decisione del giudice è francamente ridicola“. Come detto, chi invece spara su di una donna incinta non ha colpe, soprattutto se è stato costretto a farlo. Perché è sicuramente nota a tutti l’efficacia di un proiettile nello stomaco quale deterrente di fronte alle donne moleste, ancora di più lo è se sono incinte. Questo è quello che succede in Alabama a una donna afroamericana incinta e senza mezzi. Oggi. Roba da pazzi.

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