Una distopia orwelliana in salsa carioca

Pubblicità

Di

In un’epoca turbolenta come quella in cui viviamo, un presente che ci rimanda a certe realtà distopiche tanto care al cinema quanto alla letteratura, opere geniali che sappiano cogliere lo spirito del tempo e che riescano a stupire diventano sempre più rare come una fonte di acqua limpida nel bel mezzo del Sahara. Certo, i mondi colmi di neon e ologrammi alla Blade Runner sono affascinanti e non mancano affatto, ma sono anche sorprendenti tanto quanto certe prime pagine dei giornali che ogni giorno sfogliamo?

Prodotta in Brasile nel 2016 e distribuita con un (appena sufficiente) doppiaggio inglese, “3%” è ambientata in un futuro familiare, ma assolutamente non cliché. La serie realizzata in Brasile e trasmessa in 190 Paesi grazie alla piattaforma Netflix, è riuscita ad appassionare interi eserciti di fan che ancora si domandano come sia stato possibile, con un budget risicatissimo, creare un’avvincente storia che ricalchi le orme di un romanzo distopico.

Mentre la maggior parte della popolazione vive sul “continente”, in una sorta di sterminata favela chiaramente ispirata alla realtà brasiliana, una piccola parte della società (appunto, il 3%) ha la fortuna di vivere su una paradisiaca “isola”, dove tutti sono satolli e in pace tra di loro. Il 97% non sa nulla di questo posto, se non ciò che si può desumere da certe fumose leggende e altre dicerie. Tuttavia, una volta l’anno, tutti i ventenni devono presenziare al “processo”, una serie di spietati test e prove atti necessari a selezionare coloro che in futuro avranno il diritto e il privilegio a trasferirsi sull’isola.

Al centro della trama un gruppo di ragazzi, (interpretati da Bianca Comparato, Vaneza Oliveira, Rodolfo Valente, Michel Gomes e molti altri) ognuno con una propria e più o meno segreta ragione per raggiungere l’isola. Chi per salvarsi la vita, chi per poter camminare di nuovo, chi perché inviato da una misteriosa insurrezione chiamata “la causa” (“A Causa” in originale).

“3%” propone un’atmosfera cupa, opprimente, dove l’affetto e la comprensione sono merce inesistente. Ci sono ragazzi che vivono in condizioni disperate, vivono un incubo e sono interpretati da attori mai visti in occidente e abituati a canoni emozionali latinoamericani. Una scelta ovviamente obbligata ma che non stona, in grado di dare quel tocco di straniamento a un pubblico europeo. La recitazione è solida, e la scenografia è abile a mantenersi ad alto livello nonostante le evidenti limitazioni date dal budget ristretto.

Ma per quanto mi riguarda, a rendere questa opera una piccola chicca è assolutamente il modo in cui il tema è stato sviluppato. Trattando di giovani in un futuro distopico, è molto difficile non cadere nel trito e ritrito stile dei vari “Hunger Games” o “Divergent”. Eppure qui, un cast eccezionalmente diverso e talentuoso riesce a trasmettere varie dimensioni emotive attraverso un processo che non è per sua natura malvagio, ma per via della posta in palio porta i partecipanti ad esserlo. La serie contiene infine anche una sorta di critica politica: Il “vero” 3% del nostro mondo (o meglio, l’1%) è sostanzialmente molto meno generoso e magnanimo dell’apparentemente spietata élite della fiction carioca.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!